Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.
Non dico che meritiamo un aldilà, né che la logica ce lo dimostri, dico che ne abbiamo bisogno, lo meritiamo o no, e basta. Dico che ciò che passa non mi soddisfa, che ho sete d'eternità, e che senza questa tutto mi è indifferente. Senza di essa non c'è più gioia di vivere...È troppo facile affermare: 'Bisogna vivere, bisogna accontentarsi di questa vita'. E quelli che non se ne accontentano?
(Miguel de Unamuno, filosofo, a un amico che gli rimproverava, quasi fosse orgoglio e presunzione, la sua ricerca di eternità)
Chi ha letto questo:
Padre Pio, il giallo delle stigmate
e questo:
dovrebbe ora, quanto meno per onestà intellettuale, leggere pure questo:
(di Luca De Biase) dal Il Sole 24 Ore
L'infortunio del disegno di legge sull'editoria si è chiarito in pochi giorni. L'idea che con una legge si volesse improvvisamente assimilare obbligatoriamente chi scrive un blog a un editore è tramontata. La fiammata di proteste ha, se non altro, avuto l'effetto di mettere subito in chiaro che era necessaria una modifica al testo che chiarisse l'intenzione del legislatore. E persino il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni ha affermato che non solo non era un'idea giusta, ma non era neppure un'idea applicabile: e non a caso ne ha parlato anche sul suo blog. Superata questa tempesta, in attesa della prossima, resta il fatto che molti ritengono che sia necessario comunque chiarire quali sono le responsabilità dei blogger. Perché anche se non sono giornali, i blog non possono essere considerati al di fuori di ogni regola. E infatti non lo sono. Il tema, a quanto pare, è la diffamazione. Certo, è bizzarro pensare come in un paese che ha bisogno come il pane di una più ricca e pluralista informazione e che nei blog trova il segnale di una possibile, futura, innovativa risposta, ci si preoccupi tanto della diffamazione. Ma poiché questo avviene vale la pena di cercare qualche chiarimento. Che non si fatica a trovare. Chi scrive sul suo blog una frase che ferisce l'onore di un'altra persona commette diffamazione. Certo, la diffamazione a mezzo stampa è più precisamente e duramente sanzionata: e se il blog non è un giornale, la diffamazione commessa dal blogger non è diffamazione a mezzo stampa. Ma è pur sempre diffamazione. Non occorre una nuova legge per poter affermare questo. Casomai il problema è nei commenti. Chi scrive un commento diffamatorio è colpevole. Ma il blogger che lo ospita può essere a sua volta accusato? Tommaso Pisapia, tra l'altro neoblogger su Nòva100, ricorda in proposito che la giurisprudenza ha indicato nell'amministratore di un forum una figura che è tenuta a eliminare i post diffamatori "con la diligenza del buon padre di famiglia" (cioè si può pensare entro 24 ore). E in effetti il blogger può assomigliare a un gestore di forum per quanto si riferisce ai commenti. Anche se Pisapia pensa che qui in effetti un certo vuoto normativo si possa individuare. In ogni caso, l'idea che i blogger siano responsabili di quello che scrivono non è certo una limitazione della libertà di espressione. Anzi. In realtà, ai blogger conviene dichiararsi consapevoli dell'importanza di quello che scrivono e dunque della responsabilità che si assumono nei confronti delle persone con le quali conversano e delle quali parlano. Conviene perché questo ne innalza la credibilità. E pone le basi per un salto di qualità del mondo dell'informazione prodotta dal pubblico attivo. È probabile che quello che finora abbiamo visto succedere in rete non sia che un inizio. La direzione che prenderà in futuro dipenderà anche da quanta responsabilità si sapranno assumere i blogger e il pubblico attivo. Senza bisogno di alcuna legge.
L'adulterio è considerato dalla Chiesa un peccato mortale essendo una "grave offesa alla legge naturale" come riportato nel Catechismo della Chiesa cattolica? (n. 2384). Di più: "Il fatto di contrarre un nuovo vincolo nuziale, anche se riconosciuto dalla legge civile, accresce la gravità della rottura: il coniuge risposato si trova in tal caso in una condizione di adulterio pubblico e permanente".
Adoro Pavarotti, la sua voce, il suo modo di fare e di cantare. E, cosi come faccio per diverse conoscenze e amicizie personali che hanno vissuto la tempesta del divorzio e di sentimenti successivi ad esso, mi astengo dal giudicare la sfera della sua vita privata, tanto più oggi che egli è passato ad altra vita.
Tuttavia, Pavarotti era un divorziato risposato.
Il dubbio è il seguente: è stato giusto concedergli le esequie ecclesiastiche, benedette addirittura dal Santo Padre? Il dubbio è grande ed è accresciuto dal pensiero che corre a Pier Giorgio Welby ed alle esequi ecclesiastiche a lui negate, motivando il rifiuto con la ripetuta e pubblica affermazione di principi che contrastano con la dottrina cattolica.
Vien da chiedersi: "E le seconde nozze di Pavarotti come erano?" La risposta non può che essere una: pubbliche e condite dalla nascita di una splendida bambina.
Sento puzza di incoerenza.
A chi passa di qui non chiedo polemiche (per sgomberarle preventivamente provate prima a leggere quel che scrissi quando Welby morì), solo un aiuto.
Aiutatemi a capire: perché Pavarotti si e Welby no?

Il bene non si impone, si sceglie. E imporre il bene vuol dire fare il male.
(Frulla e rifrulla per la testa, da qualche ora...)
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IL PRANZO Una scodella in mano, alcuni dei trecento reclusi dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa si mettono in fila per il pranzo (New Foto Sud) |
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NELLE STANZE Un malato si riposa su un letto dell’ospedale; le stanze non sono state ammodernate, i muri sono scrostati, mancano i soldi per i restauri |
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FOTO D’EPOCA Un paziente dell’allora manicomio criminale di Aversa subisce un elettrochoc. A sinistra, un malato psichiatrico nel cortile (Contrasto) |
Si parlava di una ragazzina dodicenne che, filmata, praticava sesso orale con altri ragazzi, nascosta in un garage.
Giovanni: "Dove siamo finiti?".
Antonio: "Le spezzerei le gambe!".
Valeria: "Se fossi padre di uno dei ragazzi, sai che paliatone!".
Ho chiesto: "Se non c'è stata violenza da parte dei ragazzi... perché parlate così? Che c'è di male in un pompino?".
Meraviglia nell'uditorio.
Antonio (il piccolo... perché io sono un pò chiatto... lui è un grissino): "Ma come? Proprio tu! Parli cosi?".
Antonio (me medesimo... quello grande): "Non eri proprio tu che dicevi che la mia libertà finisce dove inizia la tua? Ecco, ammesso che non ci sia violenza e ammesso che la ragazzina abbia prestato il consenso anche alla ripresina, in cosa la ragazzina ha leso la libertà altrui, la tua, quella di suo padre, quella del giornalista di cui leggiamo l'articolo? Se relativismo deve essere, relativismo sia".
Valeria: "Antonio! Non ti riconosco proprio! Ma ti rendi conto che abbiamo proprio perso il senso del pudore! Che i ragazzi non attraversano più quella splendida fase di conoscenza di sé durante l'adolescenza? Ti rendi conto che dovremmo insegnare a questi ragazzi che il sesso è si splendido ma occorre andarci incontro con responsabilità e coscienza?".
Antonio (me medesimo... quello chiattoncello): "Belle parole! Accendi la TV, apri i giornali, sfoglia i settimanali e guarda il sesso come viene presentato, poi torna e raccontami se la dodicenne non è frutto ovvio di quanto gli hanno insegnato gli adulti, da quelli prima di noi a noi che lo siamo appena diventati".
Giovanni: "Beh... ma che c'entra? La ragazzina non è matura né biologicamente né psicologicamente per fare certe schifezze".
Antonio (me medesimo... sempre quello grande): "Perché parli di "schifezze"? Il sesso è bellissimo, l'hai sempre detto pure tu con me, aggiungendo, senza trovarmi d'accordo, che più libero è da preconcetti, pregiudizi, problematiche procreative, è più bello è! Mò perché stai a chiamare certe cose "schifezze"? Biologicamente, poi, che vuol dire? Biologicamente le ragazzine di dodici anni sono anche pronte a portare avanti una gravidanza! Psicologicamente, poi, perché mai? Non eri tu a definire il sesso come un ottimo svago? Forse che una ragazzina non possa svagarsi con il più sano e divertente divertimento che esiste? Se i ragazzi si divertono, che c'entrano biologia e psicologia? Tutto sommato, ancora una volta, se relativismo deve essere, relativismo sia!".
Il figlio gli voltava le spalle, eppure suo padre non si mise tra lui e la porta. Suo padre non gli negò di vivere la sua vita e di imparare dai suoi errori.
Il figlio gli chiedeva la sua parte di eredità, per sperperarla come meglio gli piaceva, eppure suo padre non gliela negò. Suo padre sapeva che quel denaro sarebbe stato diviso tra puttane e faccendieri, ma non impose al figlio di andarsene a mani vuote.
Se il figlio avesse detto: "Papà, sono gay, vado a convivere con il mio compagno", suo padre non si sarebbe opposto.
Quanta differenza con la Madre!