Il Cattolico Protestante

Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

CHI SONO

Blogger: Anto74
Nome: Antonio
Porto gli occhiali, ma non i baffi... Sono un cattolico praticante, tanto praticante che qualche mio caro amico mi da del "bizzoco", cioè di colui che accetta acriticamente le verità di fede che la Chiesa Cattolica propone. Sarà vero? Su questo blog inserirò "pensieri sparsi": quello che penso su tutti gli argomenti, senza ordine, senza un criterio, senza scalette. Soprattutto senza sentire il bisogno di essere letto a tutti i costi come mi sembra accada alla grande maggioranza dei blogger, ma con la voglia di condividere i miei "pensieri sparsi" con coloro cui capiterà di leggerli. E vorrò vedere se sono davvero bizzoco...

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lunedì, 25 febbraio 2008

E quelli che non si accontentano?

Non dico che meritiamo un aldilà, né che la logica ce lo dimostri, dico che ne abbiamo bisogno, lo meritiamo o no, e basta. Dico che ciò che passa non mi soddisfa, che ho sete d'eternità, e che senza questa tutto mi è indifferente. Senza di essa non c'è più gioia di vivere...È troppo facile affermare: 'Bisogna vivere, bisogna accontentarsi di questa vita'. E quelli che non se ne accontentano?


(Miguel de Unamuno, filosofo,  a un amico che gli rimproverava, quasi fosse orgoglio e presunzione, la sua ricerca di eternità)


postato da: Anto74 alle ore febbraio 25, 2008 08:44 | link | commenti (3)
categorie: bizzocherie
mercoledì, 07 novembre 2007

Padre Pio e dintorni...

Chi ha letto questo:


Padre Pio, il giallo delle stigmate


e questo:


Padre Pio, un immenso inganno


dovrebbe ora, quanto meno per onestà intellettuale, leggere pure questo:


Per completare la verità su Padre Pio.


postato da: Anto74 alle ore novembre 07, 2007 09:17 | link | commenti (8)
categorie: bizzocherie
lunedì, 29 ottobre 2007

Essere responsabili serve ai blog

(di Luca De Biase) dal Il Sole 24 Ore


L'infortunio del disegno di legge sull'editoria si è chiarito in pochi giorni. L'idea che con una legge si volesse improvvisamente assimilare obbligatoriamente chi scrive un blog a un editore è tramontata. La fiammata di proteste ha, se non altro, avuto l'effetto di mettere subito in chiaro che era necessaria una modifica al testo che chiarisse l'intenzione del legislatore. E persino il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni ha affermato che non solo non era un'idea giusta, ma non era neppure un'idea applicabile: e non a caso ne ha parlato anche sul suo blog. Superata questa tempesta, in attesa della prossima, resta il fatto che molti ritengono che sia necessario comunque chiarire quali sono le responsabilità dei blogger. Perché anche se non sono giornali, i blog non possono essere considerati al di fuori di ogni regola. E infatti non lo sono. Il tema, a quanto pare, è la diffamazione. Certo, è bizzarro pensare come in un paese che ha bisogno come il pane di una più ricca e pluralista informazione e che nei blog trova il segnale di una possibile, futura, innovativa risposta, ci si preoccupi tanto della diffamazione. Ma poiché questo avviene vale la pena di cercare qualche chiarimento. Che non si fatica a trovare. Chi scrive sul suo blog una frase che ferisce l'onore di un'altra persona commette diffamazione. Certo, la diffamazione a mezzo stampa è più precisamente e duramente sanzionata: e se il blog non è un giornale, la diffamazione commessa dal blogger non è diffamazione a mezzo stampa. Ma è pur sempre diffamazione. Non occorre una nuova legge per poter affermare questo. Casomai il problema è nei commenti. Chi scrive un commento diffamatorio è colpevole. Ma il blogger che lo ospita può essere a sua volta accusato? Tommaso Pisapia, tra l'altro neoblogger su Nòva100, ricorda in proposito che la giurisprudenza ha indicato nell'amministratore di un forum una figura che è tenuta a eliminare i post diffamatori "con la diligenza del buon padre di famiglia" (cioè si può pensare entro 24 ore). E in effetti il blogger può assomigliare a un gestore di forum per quanto si riferisce ai commenti. Anche se Pisapia pensa che qui in effetti un certo vuoto normativo si possa individuare. In ogni caso, l'idea che i blogger siano responsabili di quello che scrivono non è certo una limitazione della libertà di espressione. Anzi. In realtà, ai blogger conviene dichiararsi consapevoli dell'importanza di quello che scrivono e dunque della responsabilità che si assumono nei confronti delle persone con le quali conversano e delle quali parlano. Conviene perché questo ne innalza la credibilità. E pone le basi per un salto di qualità del mondo dell'informazione prodotta dal pubblico attivo. È probabile che quello che finora abbiamo visto succedere in rete non sia che un inizio. La direzione che prenderà in futuro dipenderà anche da quanta responsabilità si sapranno assumere i blogger e il pubblico attivo. Senza bisogno di alcuna legge.


postato da: Anto74 alle ore ottobre 29, 2007 07:45 | link | commenti (1)
categorie: bloggers
lunedì, 10 settembre 2007

Welby no, Pavarotti si.

L'adulterio è considerato dalla Chiesa un peccato mortale essendo una "grave offesa alla legge naturale" come riportato nel Catechismo della Chiesa cattolica? (n. 2384). Di più: "Il fatto di contrarre un nuovo vincolo nuziale, anche se riconosciuto dalla legge civile, accresce la gravità della rottura: il coniuge risposato si trova in tal caso in una condizione di adulterio pubblico e permanente".


Adoro Pavarotti, la sua voce, il suo modo di fare e di cantare. E, cosi come faccio per diverse conoscenze e amicizie personali che hanno vissuto la tempesta del divorzio e di sentimenti successivi ad esso, mi astengo dal giudicare la sfera della sua vita privata, tanto più oggi che egli è passato ad altra vita.


Tuttavia, Pavarotti era un divorziato risposato.


Il dubbio è il seguente: è stato giusto concedergli le esequie ecclesiastiche, benedette addirittura dal Santo Padre? Il dubbio è grande ed è accresciuto dal pensiero che corre a Pier Giorgio Welby ed alle esequi ecclesiastiche a lui negate, motivando il rifiuto con la ripetuta e pubblica affermazione di principi che contrastano con la dottrina cattolica.


Vien da chiedersi: "E le seconde nozze di Pavarotti come erano?" La risposta non può che essere una: pubbliche e condite dalla nascita di una splendida bambina.


Sento puzza di incoerenza.


A chi passa di qui non chiedo polemiche (per sgomberarle preventivamente provate prima a leggere quel che scrissi quando Welby morì), solo un aiuto.


Aiutatemi a capire: perché Pavarotti si e Welby no?



postato da: Anto74 alle ore settembre 10, 2007 16:15 | link | commenti (10)
categorie: eutanasia
martedì, 04 settembre 2007

Un bimbo in Romania

Direttamente da Blogfriends










Cosmin ha 10 anni ed è uno dei piccoli che stiamo aiutando da tempo con il nostro progetto di intervento a favore dell’ospedale Budimex di Bucarest. Ieri sera ci ha contattato la psicologa della nuova Speranza che lo sta seguendo. Il bimbo sta, fisicamente, molto male. Per questo è rientrato a casa, per passare lì quel poco che gli rimane da vivere, anche se, pure nel suo caso, scorrendo la relazione su di li inviataci lo scorso anno quando l’abbiamo “preso in carico”, il termine “vivere” è una parola grossa.La psicologa mi ha fatto, concordemente con il medico che lo segue una richiesta. Il bimbo in passato ha subito abusi sessuali. Per questo non metto qui né il suo cognome né la foto. Il motivo però per cui ve ne parlo è il seguente:proprio perché sta malissimo e la sua autostima è stata spazzata via dagli abusi (“il piccolo non parla più con nessuno e si rifugia spesso in impenetrabili silenzi”) dalla Romania ci chiedono di far mandare al bimbo lettere, cartoline, disegni. Messaggi di solidarietà nei suoi confronti, “esplicitamente indirizzati a lui”, per dimostrargli che ci sono tantissime persone che gli vogliono bene e che si augurano lui possa guarire presto.Attenzione: NON INVIATE SOLDI! Non è una raccolta fondi! E’ semmai una raccolta di gesti d’amore. Semplici, come solo i grandi gesti d’amore sanno esserlo. Pertanto ecco cosa vi chiedo di fare: scrivete una cartolina (magari con qualche bel disegno o simpatica illustrazione), oppure fate fare ai vostri figli / studenti un disegno, o ancora scrivete voi una lettera. Quindi spedite il tutto a: Cosmin c/o Ass. Prometeo, per Fundatia Noua Speranta, via Mandalossa 11 – 25055 Pisogne (Bs).La madre ci ha detto di pubblicare pure l’indirizzo di casa ma per motivi che facilmente intuite, non possiamo permetterci di mettere in pericolo la privacy del bimbo. In ogni senso. Inoltre diffondete per favore la richiesta anche ai vostri amici, conoscenti, colleghi di lavoro, studenti, inseritela nel vostro blog o nella vostra mailing list. Voglio sacchi di posta!I messaggi possono essere scritti:in italiano, inglese o meglio ancora, se avete conoscenze in tal senso, in rumeno. Ultima raccomandazione: la richiesta è urgente, molto urgente………a buon intenditor……... Contiamo su di voi.Maxfrassi Se qualcuno necessita della traduzione in rumeno io non ho problemi ad aiutarvi. Tytty  Blogfriends



postato da: Anto74 alle ore settembre 04, 2007 09:03 | link | commenti (1)
categorie: bambini, pedofilia
lunedì, 30 aprile 2007

Paradossi.

Il bene non si impone, si sceglie. E imporre il bene vuol dire fare il male.


(Frulla e rifrulla per la testa, da qualche ora...)


postato da: Anto74 alle ore aprile 30, 2007 13:13 | link | commenti (15)
categorie: deliri, il male
mercoledì, 18 aprile 2007

Ti regalerò una rosa

Dal Corriere della Sera di oggi.


AVERSA (Caserta) — Il letto dove dormiva Salvatore è una delle sei brandine gialle nella cella in fondo al corridoio al primo piano della staccata. Ora non ci dorme nessuno, non c’è più nemmeno il materasso. Qualche giorno fa Salvatore a quella brandina ci ha annodato un pezzo di lenzuolo, quando ha deciso di uscirsene da qui a piedi avanti. E ci è riuscito. Perché non è vero che quando uno si impicca è la forza di gravità che fa stringere il nodo scorsoio e spezzare l’osso del collo. Può essere pure la forza di volontà. Salvatore quella forza l’ha avuta. Un capo del lenzuolo annodato alla branda, l’altro alla gola. E poi un tuffo in avanti. Solo che così non finisce in un attimo. Ci vuole tempo per morire in questo modo. Salvatore respirava ancora quando i sorveglianti lo hanno visto e hanno aperto la porta della cella.











 IL PRANZO Una scodella in mano, alcuni dei trecento reclusi dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa si mettono in fila per il pranzo (New Foto Sud)

IL PRANZO Una scodella in mano, alcuni dei trecento reclusi dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa si mettono in fila per il pranzo (New Foto Sud)


Era pazzo Salvatore. Pazzo criminale. È inutile cercare altre parole quando la vita di quelli come lui è lasciata scorrere senza speranza in un posto che si chiama ospedale — ospedale psichiatrico giudiziario — ma che alla fine non è diverso da un manicomio. Salvatore era uno dei trecento reclusi dell’Opg di Aversa — che ne potrebbe ospitare al massimo 170 — dove negli ultimi mesi ci sono stati tre suicidi e due morti per Aids. La sezione dove stava lui la chiamano la staccata, perché è separata dal resto dell’istituto e ci stanno quelli messi peggio. L’ultima stanza dell’ultimo piano è anche l’ultimo stadio dell’incubo: due metri per quattro con tre letti uno accanto all’altro. Letti speciali, ai lati i ganci per le cinghie, al centro un buco. Chi perde il controllo e non si calma nemmeno con i farmaci finisce là sopra. Resta immobilizzato finché il medico non dà l’ok a tirarlo giù. Se gli scoppia la pancia la fa attraverso quel buco, se ha un dolore alla schiena o un prurito sulla fronte se li tiene.

Il deputato di Rifondazione Francesco Caruso viene spesso a vedere come vanno le cose qui dentro. Ha fatto interpellanze al Guardasigilli Clemente Mastella, sta cercando di portare la commissione Affari sociali a fare ispezioni ad Aversa e negli altri cinque ospedali come questo che esistono in Italia, punta a una legge che chiuda definitivamente gli Opg.

Accompagnarlo significa passarsi in rassegna la stanza dove è morto Salvatore e la staccata e gli altri reparti e l’infermeria, e spulciare il registro dove sono annotate le contenzioni. L’ultima è toccata a Giampiero, che ha tentato di ammazzarsi quando ha capito che la ragazza di cui è innamorato non avrebbe mai risposto alle sue lettere. Lo hanno tenuto lì un paio di giorni. Adesso ne parla quasi come se non ci fosse stato lui legato su quel letto infame: «E che dovevano fare? Non mi calmavo con niente. Ora no, ora sto meglio, ora sono tranquillo». Gli trema appena la palpebra, mentre racconta, ma è normale. Non è mica davvero tranquillo, Giampiero. Non lo è lui e non lo sono gli altri reclusi. Solo che la maggior parte non sono nemmeno più socialmente pericolosi. Su negli uffici è pieno di relazioni positive firmate dagli psichiatri del centro. Il direttore Adolfo Ferraro ha quantificato nel 60 per cento dei detenuti quelli che potrebbero uscire se ci fossero fuori strutture adatte ad accoglierli e curarli. Ma le Asl non sono in grado di occuparsene, oppure non vogliono. E comunque un recluso in Opg costa 600 euro all’anno, fuori ne costerebbe circa ventimila. E così pure a pena scontata, spesso al giudice di sorveglianza non resta altro che applicare la proroga della reclusione. Lo chiamano ergastolo bianco, nessuno sa quando finirà.











 NELLE STANZE Un malato si riposa su un letto dell’ospedale; le stanze non sono state ammodernate, i muri sono scrostati, mancano i soldi per i restauri

NELLE STANZE Un malato si riposa su un letto dell’ospedale; le stanze non sono state ammodernate, i muri sono scrostati, mancano i soldi per i restauri


Alla staccata c’è uno che si chiama Luigi, ha una quarantina d’anni, lo chiusero qui che era giovanissimo perché al suo paese dava fastidio alle ragazze e menava i ragazzi. Non se ne è mai più andato. Non si ricorda nemmeno più quale era il suo paese e non sa quanto tempo ha passato qui dentro. Il suo compagno di cella, un toscano che prima di arrivare ad Aversa ha girato una decina di carceri e un paio di Opg, lo tratta come un fratello, una volta se l’è portato pure fuori in permesso. Luigi non chiede quando uscirà un’altra volta, non chiede se uscirà mai. Chiede solo le sigarette, è capace di consumarne una con quattro o cinque boccate. Fuma e basta, Luigi.

Peppino invece no, lui vuole andarsene. Ha 42 anni e ne dimostra almeno dieci in più. Indossa un vestito grigio con il panciotto e le scarpe bianche. Corre in cella a prendere la sentenza di proroga della detenzione e se la rigira tra le mani. Dice: «Io a Roma ho la mia casa, le mie cose, il mio lavoro. Ho pure un poco di soldini in banca». Chissà che troverebbe di tutto questo, se ci tornasse davvero a Roma. Sta qui da tredici anni, da quando lo presero ubriaco mentre faceva a pezzi un telefono della stazione Termini. Tredici anni per un danneggiamento.

Rinaldo invece ha ucciso, ma adesso ha 81 anni e vorrebbe andarsene a morire a casa sua a Frosinone. È l’unico che sta in cella da solo, «perché qui sono tutti pazzi e scemi e io con i pazzi e gli scemi non ci voglio stare». Poi va a prendere una sagoma di cartone a forma di violino e dice: «Vedi, sono un liutaio, mica sono uno qualsiasi, io».











 FOTO D’EPOCA Un paziente dell’allora manicomio criminale di Aversa subisce un elettrochoc. A sinistra, un malato psichiatrico nel cortile (Contrasto)

FOTO D’EPOCA Un paziente dell’allora manicomio criminale di Aversa subisce un elettrochoc. A sinistra, un malato psichiatrico nel cortile (Contrasto)


Ognuno in questo manicomio ha a suo modo una storia straordinaria da raccontare. Storie di assassini disperati, ladri disperati, rissaioli disperati. Comunque storie di disperati. E nel momento del passeggio nel cortile della staccata — un posto che trent’anni fa chiamavano «lo zoo» — quelle storie ti assalgono tutte insieme. Giuseppe chiede aiuto perché ha un avvocato che si è dimenticato di lui, Anselmo perché «a me mi ha condannato un giudice russo, ma io non ce l’ho con la Russia», Giovanni perché vuole andare in comunità e perché non ha nemmeno le scarpe e nessun parente e nessun dente e non si capisce neanche tanto bene quello che dice. Poi però sì, che si capisce: «Peggio delle bestie», ripete ossessivamente, e si comprende anche perché dica così. «Peggio delle bestie», insiste Giovanni, e si avvia di corsa verso i gabinetti in fondo al cortile. Ecco che intendeva: cumuli di feci sul pavimento, piscio dappertutto, mosche, una puzza che manco a dirlo. Toglie l’unica illusione Giovanni, con quella sua voce che si perde nel naso e nella bocca vuota. Sembrava almeno un posto pulito l’Opg di Aversa. Invece fa pure schifo.


Fulvio Bufi

18 aprile 2007

postato da: Anto74 alle ore aprile 18, 2007 10:18 | link | commenti
categorie:
martedì, 03 aprile 2007

Se relativismo deve essere...

Si parlava di una ragazzina dodicenne che, filmata, praticava sesso orale con altri ragazzi, nascosta in un garage.


Giovanni: "Dove siamo finiti?".


Antonio: "Le spezzerei le gambe!".


Valeria: "Se fossi padre di uno dei ragazzi, sai che paliatone!".


Ho chiesto: "Se non c'è stata violenza da parte dei ragazzi... perché parlate così? Che c'è di male in un pompino?".


Meraviglia nell'uditorio.


Antonio (il piccolo... perché io sono un pò chiatto... lui è un grissino): "Ma come? Proprio tu! Parli cosi?".


Antonio (me medesimo... quello grande): "Non eri proprio tu che dicevi che la mia libertà finisce dove inizia la tua? Ecco, ammesso che non ci sia violenza e ammesso che la ragazzina abbia prestato il consenso anche alla ripresina, in cosa la ragazzina ha leso la libertà altrui, la tua, quella di suo padre, quella del giornalista di cui leggiamo l'articolo? Se relativismo deve essere, relativismo sia".


Valeria: "Antonio! Non ti riconosco proprio! Ma ti rendi conto che abbiamo proprio perso il senso del pudore! Che i ragazzi non attraversano più quella splendida fase di conoscenza di sé durante l'adolescenza? Ti rendi conto che dovremmo insegnare a questi ragazzi che il sesso è si splendido ma occorre andarci incontro con responsabilità e coscienza?".


Antonio (me medesimo... quello chiattoncello): "Belle parole! Accendi la TV, apri i giornali, sfoglia i settimanali e guarda il sesso come viene presentato, poi torna e raccontami se la dodicenne non è frutto ovvio di quanto gli hanno insegnato gli adulti, da quelli prima di noi a noi che lo siamo appena diventati".


Giovanni: "Beh... ma che c'entra? La ragazzina non è matura né biologicamente né psicologicamente per fare certe schifezze".


Antonio (me medesimo... sempre quello grande): "Perché parli di "schifezze"? Il sesso è bellissimo, l'hai sempre detto pure tu con me, aggiungendo, senza trovarmi d'accordo, che più libero è da preconcetti, pregiudizi, problematiche procreative, è più bello è! Mò perché stai a chiamare certe cose "schifezze"? Biologicamente, poi, che vuol dire? Biologicamente le ragazzine di dodici anni sono anche pronte a portare avanti una gravidanza! Psicologicamente, poi, perché mai? Non eri tu a definire il sesso come un ottimo svago? Forse che una ragazzina non possa svagarsi con il più sano e divertente divertimento che esiste? Se i ragazzi si divertono, che c'entrano biologia e psicologia? Tutto sommato, ancora una volta, se relativismo deve essere, relativismo sia!".


postato da: Anto74 alle ore aprile 03, 2007 08:04 | link | commenti (11)
categorie: amore, relativismi
martedì, 27 marzo 2007

Figlioli prodighi

Il figlio gli voltava le spalle, eppure suo padre non si mise tra lui e la porta. Suo padre non gli negò di vivere la sua vita e di imparare dai suoi errori.


Il figlio gli chiedeva la sua parte di eredità, per sperperarla come meglio gli piaceva, eppure suo padre non gliela negò. Suo padre sapeva che quel denaro sarebbe stato diviso tra puttane e faccendieri, ma non impose al figlio di andarsene a mani vuote.


Se il figlio avesse detto: "Papà, sono gay, vado a convivere con il mio compagno", suo padre non si sarebbe opposto.


Quanta differenza con la Madre!


postato da: Anto74 alle ore marzo 27, 2007 08:02 | link | commenti (15)
categorie: deliri
lunedì, 19 marzo 2007

Dio c'è

"Dio non esiste", diceva un barbiere al cliente mentre gli regolava la barba.  Se esistesse, non ci sarebbe tanta sofferenza, miseria e dolore nell'umanità".

Quando ebbe terminato, il cliente uscì per strada e vide un uomo con la barba incolta e spettinato. Richiamò il barbiere e gli disse:  "Sai una cosa? I barbieri non esistono".

"Come no? Ci sono qui io" rispose l'altro sorpreso.

"Se esistessero i barbieri "riprese il cliente, "non ci sarebbero persone con la barba e i capelli incolti nel mondo".

"Esistiamo, ma il fatto è che quelli non vengono da noi", rispose il barbiere.

"Esatto! E' questo il punto. Dio esiste, ma di fatto noi non lo cerchiamo. Perciò c'è tanto dolore e miseria".


postato da: Anto74 alle ore marzo 19, 2007 08:24 | link | commenti (13)
categorie: bizzocherie