Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.
In questi ultimi giorni mi sono imbattuto nel blog di "Syd Butterfly", un post del quale riprende le "Cento domande per i cattolici di buona volontà di Stefano Testa e Lorenzo Palmieri, al quale il titolare dl blog citato sembra credere in toto, e dalle quali Syd, che ha tutto il mio rispetto, trae spunto per criticare aspramente la Chiesa Cattolica.
Che debba sempre essere possibile criticare Santa Romana Chiesa è qui fuori discussione; anche io sono piuttosto critico con questa istituzione, ma volendo saldamente restare ancorato ad essa, perché son convinto che le cose possono cambiare anche se è in istituzioni ingessate come Lei.
Ho commentato il post di Syd, dicendogli che, anche a metterci dieci anni, avrei voluto rispondere su quanti più punti possibile di quelli che lui elenca in un crescendo di grassetti, evidenziazioni di tutti i colori e dimensione dei caratteri.
Comincio oggi, 28 ottobre 2005, sperando di finire per la fine dei tempi e provvederò ad invitare Syd a commentarli se vuole, con tutta la pacatezza di cui i cristiani devono essere capaci.
Da una risposta di V. Zucconi su Repubblica (http://www.repubblica.it/2005/b/rubriche/letterealdirettore/incupol/incupol.html)
In base a ciò che mi dicono all'Istituto Nazionale della Salute di Washington, dove conosco personalmente il dottor Anthony Fauci, uno dei massimi esperti mondiali di malattie infettive, per anni studioso del virus HIV e responsabile delle contromisure nazionale alle minacce di terrorismo biologico, ecco qui.
1) NON ESISTE, ripeto, NON ESISTE ancora un vaccino per questa specifica variante del virus influenzale, che ancora non ha dimostrato la capacità di passare da uomo a uomo, ma soltanto, in rarissimi casi in Asia per rapporto al numero di polli, da volatile a uomo. Vaccinarsi contro la normale influenza può essere utile per le solite ragioni, età, patologie, etc.
2) Il famoso Tamiflu della Roche NON E' UN VACCINO, è un farmaco antivirale che blocca o limita, se preso al momento giusto, la capacità del virus di attaccare le cellule. Non è una cura miracolosa nè assoluta, anzi, l'uso indiscriminato e cervellotico di questo Tamiflu o degli altri antivirali in commercio può avere conseguenze CATASTROFICHE, perché potrebbe accelerare le mutazioni del virus che, come tutti i microrganismi, è appunto mutante, impara a diventare resistente passando di generazione in generazione, cosa che già purtroppo accade per i batteri di fronte all'impiego eccessivo e massiccio degli antibiotici.
3) Le carni di pollo e le uova ben cotte NON TRASMETTONO il virus, che è cosa ben diversa dal famigerato prione della mucca pazza, presente nelle carni dei bovini affetti da sindrome di Kreutzfeld Jacobs, resistente alla cottura. Cuocere bene sia le carni bianche che le uova.
4) I titoli dei giornali e dei telegiornali POSSONO NUOCERE GRAVEMENTE ALLA SALUTE, inducendo panico, ansia, sudorazioni, insonnia, nausea, cefalee, aumento della pressione arteriosa, assunzione di medicinali alla minchia di cane e inutili esborsi di danaro per l'acquisto di medicine. Quando i media parlano di "influenza aviaria" che si diffonde, si riferiscono agli "aves", agli uccelli, perché l'influenza si diffonde tra di loro. Il "nuovo focolaio" scoperto in Lapponia o in Anatolia è un focolaio tra malcapitate galline, pappagalli, anatre, non tra umani.
Se qualche virologo vuole aggiungere, precisare o correggere, sarò ovviamente lieto di pubblicare.
Per saperne di più sui farmaci antivirali, chi conosce l'inglese legga qui
La passione ti fa smettere di mangiare, di dormire, di lavorare, di vivere in pace.
Molti si spaventano perche`, quando compare, distrugge tutto cio` che di vecchio incontra. Nessuno vuole mettere a soqquadro il proprio mondo. Percio` alcune persone - tante - riescono a controllare questa minaccia, mantenendo in piedi una casa o una struttura gia` marcia. Sono gli ingegneri delle cose superate.
Altri individui pensano esattamente il contrario: si abbandonano senza riflettere, aspettandosi di trovare nella passione la soluzione di tutti i loro problemi. Attribuiscono all'altro il merito della propria felicita`, e la colpa della propria possibile infelicita`. Sono sempre euforici perche` e` accaduto qualcosa di meraviglioso, oppure depressi perche` un evento inatteso ha finito per distruggere tutto.
Sottrarsi alla passione, o abbandonarvisi ciecamente? Quali di questi atteggiamenti e` il meno distruttivo? Personalmente, non lo so.
Tra le mie letture preferite nelle pause del lavoro vi sono i forum tenuti dal direttore della edizione on-line della Repubblica, Vittorio Zucconi, e da Beppe Severgnini sul corriere.it. I due giornalisti hanno molto spesso idee diverse dalle mie, ma hanno un modo che ritengo piuttosto intelligente di dialogare con i lettori che vogliano con loro condividere opinioni sui temi più disparati. Un paio di volte sono stato anche pubblicato dallo Zucconi su temi che, prima o poi, appariranno anche su questo blog.
Il 21 ottobre scorso una lettrice di Severgnini inviò la mail che segue, nella quale spiegava i motivi per i quali ella giammai avrebbe voluto avere bambini.
Perché non sarò mai madre
Caro Beppe, cari Italians,
Guia Soncini ha sfiorato l'argomento sul «Foglio», e i sondaggi Istat non mancano mai di lanciare allarmi in merito. Io, pur trattandosi di una materia delicata, mi ci butto alla mia maniera. Inevitabile premessa: la sottoscritta non sarà mai madre. Egoismo? Può darsi, ma a volte più che amor di sé si dovrebbe parlare di spirito di sopravvivenza. Alla mattina scendo nel bar sotto casa e incontro Pasquale, l'odontotecnico. La cosa che ti colpisce sono i suoi occhiali scuri: li indossa sempre, anche nelle albe invernali, quelle in cui esci quando ancora brillano le stelle. Pasquale non dorme da un anno a causa degli schiamazzi della figlia Sara, un angelo capace di strillare come un hooligan del Manchester con un ettolitro di birra nello stomaco. Ultimamente la pargoletta è solita svegliare il papà, se va bene, intorno alle 3 di notte. E tu dici: minimo, per avere tutta questa fretta, avrà trovato una soluzione al problema della fame nel mondo. No, vuole semplicemente giocare con le costruzioni, manco dovesse fluidificare il traffico della Salerno-Reggio Calabria. I cartoni animati sono un punto critico: mio zio - padre di tre marmocchi - ha visto «La Sirenetta» 106 volte (35,3 volte a figlio), con effetti devastanti sul suo equilibrio psichico. Immaginate un tornitore che lavora su una macchina da 30 metri cantando a squarciagola «In fondo al maaar...». Ho conosciuto genitori ignari del terremoto in Pakistan, ma documentatissimi sulle schermaglie tra Tom & Jerry. Altri effetti collaterali della maternità:
1) Se il babbo, per una volta, cambia il pannolino ti devi sorbire per settimane l'eroico racconto dell'avventura, compresa la descrizione, con minuzia da archeologo, di ogni singolo «ritrovamento»
2) I nonni si sentono autorizzati - prima con la scusa dei regalini, poi spudoratamente - a invaderti casa per spiegare come allevare il pupo, anche se la loro esperienza in materia risale ai pantaloni a zampa d'elefante
3) Le odiose visite dei parenti fissati con le somiglianze («Ha gli occhi del papà! E' tutto suo nonno! Ma no, non vedi lo zigomo e il sopracciglio della zia Antonietta!»). Esistono tipi che, pur di trovare tratti in comune, sono in grado di risalire ad antenati giunti nel Mediterraneo a seguito delle spedizioni normanne
4) Al cospetto del neonato, gli amici entrano automaticamente nel tunnel della voce in falsetto e dei cucci-cucci-picci-picci. Quasi che «piccolo» significasse «idiota cerebroleso».
Di fronte a un quadro del genere ciascuna reagisce alla sua maniera: alcune lo chiamano miracolo della vita e gioiscono; altre, come me, corrono in armeria, acquistano una doppietta Beretta 471 Silver Hawk cal. 20 e la sistemano sul balcone a mo' di contraerea. Le cicogne di tutto il mondo sono avvertite.
Dal mio modesto ed opinabile punto di vista la signora è vittima inconsapevole dei più triti e ritriti luoghi comuni in tema di maternità/paternità. Avrei voluto intervenire nel forum, per portare la mia esperienza di papà di due bambini di 23 e 2 mesi, per cercare di rappresentarle cosa può essere la vita familiare con dei bambini nonostante i sacrifici che si debbano affrontare, nonostante le rinunce che si debbano fare anche in tema di vita sociale. Ci ho provato. Ho buttato pure giù qualcosa. Ma dopo cinque minuti ho desistito: troppe le cose da dire, in troppo poco spazio, in troppo poco tempo.
Stamattina però, sullo stesso forum, ti trovo la splendida risposta di una madre che pubblico di seguito e che non ha bisogno di commenti.
Perché vorrei essere ancora madre Ciao Beppe, la lettera di ALessia Longhi del 21 ottobre mi ha molto colpita. Ma, come madre, sono di parere diverso. Anche stanotte Giulia si è svegliata alle 4. Ha 10 mesi e da 8 il suo orologio biologico sembra fissato su quell'ora. "Crescerà" ci diciamo speranzosi suo padre e io. Poi, fortunatamente, ritorna a dormire. E dopo il pianto della notte arriva sempre la mattina. Noi non abbiamo la sveglia. Abbiamo Elisabetta che puntuale ci chiama alle 7.15. Elisabetta ha due anni e mezzo e forse l'ha ingoiata lei la sveglia. Mi giro verso il mio sposo, lo abbraccio e scivolo fuori dal letto per accorrere al richiamo dall'altra stanza. "Mamma, mammina", in un attimo esce dalle coperte e sulla sua guancia appoggio un bacio lieve. Appena il tempo di fare colazione ed ecco un altro piccolo richiamo. Elisabetta riconosce a distanza la voce di sua sorella e lascia tutto per andare a vederla. Arriva, la saluta - "Mia Giulia, ciao, sei sveglia" - e la abbraccia - "non piangere sono qua io" - mentre la piccola Giulia si scioglie in un sorriso, sdentato. Mi commuovono. Io sono figlia unica e a trent'anni sto imparando dalle mie figlie cosa sia "l'amore fraterno". E la giornata prende il via tra calze e vestiti, giubbotti indossati a fatica, nonni che le vengono a prendere, lavoro, spesa, le corse per arrivare a casa, pranzi insieme, pomeriggi di sole al parco e pomeriggi di pioggia a fare le torte e i biscotti. I giochi e le canzoni con il papà, l'album delle figurine, insegnare a camminare, chiacchierare del volo degli uccellini, incontrare gli amici. Sempre le stesse cose. Le cose che amo. L'altro giorno abbiamo parlato del Natale: Elisabetta vuole del cioccolato in regalo, perché io non glielo faccio mai mangiare. Le ho chiesto di pensare a un regalo per sua sorella minore. Ha rifletutto un po' ma poi si è illuminata: " Un albero!". Ma come, un albero, dico io. "Sì, mamma, un albero con tante foglie da guardare. A Giulia piace guardare le foglie". Ecco, così, semplicemente, mi sento fortunata per queste due figlie che mi danno uno sguardo nuovo sul mondo. E magari, quando la stanchezza cederà il passo a un poco di riposo, faremo posto per un altro bambino in questa casa.
Il tema è scottante, attuale e difficile da affrontare. Quello dei sacramenti ai divorziati risposati è un argomento che ha a che fare con i sentimenti più intimi, con la parte più privata della vita di persone che hanno commesso un errore e desiderano avere una vita sentimentale senza per questo dover rinunciare ad avere anche una vita sacramentale.
Da una parte c’è chi non vorrebbe che le conseguenze di un errore fossero così eterne ed irrimediabili. Dall'altra parte c'è la Chiesa, che è un'istituzione materna, ma pur sempre un'istituzione, che pertanto deve avere delle "leggi" e deve chiedere a tutti coloro che si richiamano ad essa di rispettarle. Ma soprattutto la Chiesa deve custodire quanto Gesù le ha lasciato: la sua Parola.
Al Sinodo dei Vescovi conclusosi domenica scorsa, s'è parlato delle persone che si risposano dopo aver divorziato civilmente. Il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani, ha avuto modo di dire che, sebbene il Sinodo non abbia dato segnali di apertura da parte dei Vescovi, è piuttosto difficile "immaginare che la discussione sia da considerare conclusa", dato che quella dei divorziati risposati "è una realtà che esiste e che interroga tutti, pertanto si dovrebbe riflettere su come rispondere".
Non vorrei essere blasfemo, ma tendo a dividere le leggi della Chiesa in due parti: quelle, per così dire, modificabili, e quelle non modificabili.
Tra le "leggi" modificabili metto di sicuro quella sul celibato dei sacerdoti, su cui vorrei scrivere presto su questo blog bizzoco, che non ha, per quanto mi risulta, solidissime radici bibliche ed evangeliche. Tra quelle non modificabili, metto certamente quella sull'indissolubilità del vincolo matrimoniale, se leggiamo il Vangelo di Marco (Cap. 10, vv 1-12), ci accorgiamo che il Signore non poteva essere più chiaro a riguardo.
[1]Partito di là, si recò nel territorio della Giudea e oltre il Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli l'ammaestrava, come era solito fare. [2]E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «E' lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?». [3]Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». [4]Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla». [5]Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. [6]Ma all'inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; [7]per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. [8]Sicché non sono più due, ma una sola carne. [9]L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto». [10]Rientrati a casa, i discepoli lo interrogarono di nuovo su questo argomento. Ed egli disse: [11]«Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio contro di lei; [12]se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio».
Chiaro è che il Signore, oltre che somma giustizia, è anche somma misericordia. Non è pensabile escludere totalmente dalla vita sacramentale un divorziato risposato, non è pensabile cioè condannare senza comprendere e, soprattutto, senza distinguere caso per caso.
La soluzione al problema, a mio modesto avviso, non sta nell’invitare la Sacra Rota ad avere “manica più larga” e tempi più brevi, perché un matrimonio è nullo nel momento stesso in cui viene celebrato e non diventa tale successivamente, quando cioè occorre trovare una scorciatoia per porre rimedio all’errore.
Sarebbe piuttosto auspicabile richiamare alla responsabilità delle proprie azioni chi si accosta all’altare per chiedere un sacramento, di fargli capire quale grande passo compie, quali promesse fa a Dio, quali impegni si assume di fronte alla Chiesa.
Ho cantato a numerose celebrazioni eucaristiche in cui si celebravano matrimoni e, in tantissimi casi, si vedeva chiaramente che gli sposi tutto avevano in mente tranne ciò che stavano promettendo davanti a Dio, ciò che stava accadendo delle loro vite e delle loro anime. Non dimenticherò mai di una sposa che non pensava ad altro che girarsi per chiedere ora di farsi aggiustare ora il velo ora l'acconciatura, per salutare e sorridere a questo e a quello, per sorridere a noi del coro. Non dimenticherò mai di uno sposo tutto preoccupato della posa da assumere davanti alla macchina da presa. Al corso di preparazione al matrimonio ne ho sentite di idee strampalate in tema di controllo delle nascite, di vita di relazione!
Lungi da me giudicare idee e modi di fare, ma credo che al matrimonio ed a tutti gli altri sacramenti, occorre accostarsi con grande senso di responsabilità, altrimenti meglio sarebbe sposarsi solo civilmente!
E' chiaro. Un matrimonio può fallire e per i motivi più disparati. Ad un certo punto della vita di coppia può determinarsi l’impossibilità di salvare il rapporto, si possono verificare fratture insanabili, possono accadere eventi irrimediabili e si possono commettere errori imperdonabili.
Voglio però segnalare la rarità di eventi catastrofici di tal fatta.
Nel discutere del divorzio con amici, colleghi e familiari, mi vengono tantissime volte fatti degli esempi, proposti dei casi limite (nello stesso stile della vedova di sette fratelli – Mt. 22, 23-33 – proposta dai sadducei a Gesù) che vertono principalmente sui tradimenti, sulla violenza tra le mura domestiche, sulla fine dell’amore reciproco nella coppia e sull’abbandono.
Di solito a questi esempi rispondo con una domanda.
Tradimento? E’ un errore che, sebbene lasci una profonda ferita, può essere perdonato. Il perdono! E’ esattamente quello che chiediamo spesso che dagli altri ci sia dato pressoché gratuitamente! E’ esattamente quello che i divorziati risposati chiedono alla Chiesa… siamo sicuri che il tradimento non possa essere perdonato?
La violenza? Ma una persona diventa violenta tutto d’un colpo? Prima del matrimonio non emerge proprio questa caratteristica dell’altro? Il fidanzamento è quel fantastico periodo in cui la coppia approfondisce la propria conoscenza ed un comportamento violento dovrebbe emergere prima. Mettiamo pure il caso che la violenza emerga dopo, mi spiego quest’improvviso cambiamento in peggio come causato da malattia e penso che ci si è promesso amore ed onore “nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia”. E siamo certi che tutti i divorziati risposati del mondo abbiano vissuto esperienze di violenza emerse dopo il matrimonio e per motivi inspiegabili?
La fine dell’amore? E Gesù? Dov’è? L’abbiamo messo al centro della vita matrimoniale? Abbiamo fatto in modo che, finito il nostro, ce ne mettesse del suo? Quando a Cana finì il vino degli sposi, Cristo trasformò l’acqua in vino delizioso (Gv. 2, 1-12). I sentimenti umani, senza la presenza di Cristo, finiscono: è la prima cosa che sarebbe auspicabile mettere in chiaro ai corsi di preparazione al matrimonio, invitando chi vuole tenere Gesù fuori dalla propria vita di coppia a sposarsi direttamente al Municipio.
L’abbandono? Qui mi fermo. Qui non posso veramente dire nulla. Qui la Chiesa potrebbe essere realmente madre ed acconsentire senza problemi l’accesso al sacramento, anche in presenza di un altro matrimonio. Tuttavia, per quanto ne so, esistono molti sacerdoti che, anche con l’assenso del proprio vescovo, permettono la comunione a questa categoria di divorziati risposati, chiedendo comunque a queste persone una vita di fede più forte e seguendone molto da vicino il cammino spirituale. Insomma. Di divorzio si può discutere, ma occorre che tutte le parti in causa si assumano le proprie responsabilità: che i fedeli che chiedono sacramenti abbandonino i propri egoismi e che l'istituzione ecclesiastica abbandoni un atteggiamento forse un pò troppo orientato all'applicazione della legge per quella che è, senza se e senza ma.
Si parla tantissimo nelle ultime settimane dell'influenza aviaria, del virus H5N1 che potrebbe da un momento all'altro scatenare una "pandemia", cioè di una epidemia mondiale di influenza contro la quale non c'è, al momento (a meno che gli ungheresi non abbiano veramente anticipato tutti i laboratori di ricerca del mondo...) non c'è un vaccino che tenga.
Ancora una volta, come per tutti gli argomenti seri, mi sembra che regni, se non la disinformazione, almeno la confusione più assoluta e, di sicuro, l'allarmismo.
Si legge, soprattutto nei titoloni riportati per vendere copie, che il virus è arrivato in Europa senza dire che ad essere infettati sono solo i polli (in Turchia, in Romania, in Grecia si uccide già pollame infetto).
Si legge, sempre negli stessi titoloni, che il virus ha fatto vittime umane in Asia orientale, riportando solo raramente che nella gran parte dei casi chi è infettato ha bevuto sangue crudo di gallina (a noi occidentali farà schifo, ma in Asia è una pratica diffusa), oppure è stato a contatto diretto e prolungato con animali ammalati (chissà che qualcuno, come si sente spesso dire che accada anche dalle nostre parti, non abbia anche fatto porcherie con questi animali...).
Raramente leggo che il virus, per il momento (ma le mie informazioni sono vecchie di una settimana), non è in grado di trasmettersi da uomo ad uomo (c'è, mi sembra, un solo caso sospetto... ripeto... SOSPETTO).
Ma la cosa che più mi impensierisce è che, a fronte della minaccia di epidemia mondiale, viene suggerito ai paesi europei di aumentare le scorte di vaccino per l'influenza "normale", cioè per quella che dovrebbe effettivamente metterci a letto nel prossimo inverno. Nessuno dice che quel vaccino è perfettamente inutile, ma che serve soltanto ad accelerare le eventuali diagnosi di influenza aviaria. Cosa ancora più grave, si semina panico dicendo che di vaccino non ce n'è per tutti.
Stamattina, come al solito, ho letto le "Lettere al Direttore" dell'edizione on-line di Repubblica, Vittorio Zucconi. Stimo molto Zucconi, anche se le sue idee, molto spesso, non sono le mie. Ma la risposta che ha dato ad un tizio che addirittura è andato all'estero a fare scorta di antivirali è stata veramente fantastica, tanto che voglio riportarla...
UN POLLO TI UCCIDERA'
Caro direttore,
L'ho sentita anche a Radio Capital e l'ho letta anche qui fare un po' il Don Ferrante e rifiutarsi di credere al rischio della pandemia da virus dei polli. A me pare una cosa seria e grave e ho provveduto a fare scorta all'estero di Tamiflu per me e per la mia famiglia e le consiglio di fare altrettanto.
Cordialità
xxxxxx xxxxxxxx
Guardi, Franco, io non sono scettico, sono uno che ha semplicemente esaurito la scorta di paure. Ho il serbatoio vuoto, non ho più paure da spendere. Devo preoccuparmi per il terrorismo, l'islamizzazione, l'Eurabia, la Cina, la Sars, l'inquinamento, gli uragani, l'effetto serra, Ebola, il Virus del Nilo, il colesterolo, i trigliceridi, la zanzara tigre, l'Hivs, la microcriminalità, il mercurio nel pesce, la mucca pazza, no quella non più, i batteri resistenti, lo stafilococco aureo, la malasanità, la pressione arteriosa, l'artrosi, la gengivite, il morbo di Lyme, il radon in cantina, le radiazioni nell'aria, l'ozono bucato, gli ultravioletti micidiali, eccheminchia. Se sarà un pollo a uccidermi dopo che sono scampato a tutto questo, onore al pollo. Ma non posso stare sveglio la notte anche per un gallina faraona.
Dal Foglio di ieri (20 ottobre 2005).
Evoluzioni
Prima di diventare una teoria scientifica, il darwinismo è stato una filosofia anticristiana
La scienza di cui si parla sempre, con religioso ossequio, è semplicemente,
scienza umana e sperimentale: come tale essa studia dei perché, delle cause, alcune modalità di funzionamento. Non giunge al perché ultimo, né alla causa originaria di ogni cosa. Coglie cioè qualche elemento della realtà, ma non tutto: se fosse Scienza assoluta non tenterebbe solo di conoscere, ma saprebbe creare. Conoscere perfettamente, totalmente qualcosa, significa infatti possederla, saperla produrre. Per questo lo slogan sulla necessità di “non porre limiti alla scienza”, è sciocco, oltre che antiscientifico: la scienza umana è ontologicamente limitata, senza bisogno che nessuno vi ponga, dal di fuori, limiti ulteriori. Nonostante tali ovvietà, non mancano coloro che ritengono di utilizzare una qualche teoria scientifica per trarne conclusioni metafisiche arbitrarie: quelli, per esempio, che parlano di un universo che avrebbe preso il via in seguito a “una fluttuazione del vuoto quantico”, e ritengono di essersi così sbarazzati, con un colpo d'ingegno, della necessità del Creatore.
Ma poiché il vuoto quantico non è il nulla (il quale non “fluttua”), ma uno stato fisico, e poiché il nulla non è sperimentabile, rimane l’impossibilità per la scienza di poter dimostrare che l’effetto-universo non abbia bisogno, come esige la ragione, di una Causa. Analoghe riflessioni possono essere applicate anche al pensiero di Darwin, e alle sue versioni in chiave ateo-materialistica. L’evoluzione, infatti, quand’anche fosse provata, non giustificherebbe le specie, ma solo il loro percorso storico: se tutto provenisse da uno schifosissimo brodino primordiale, dunque, ci sarebbe sempre bisogno di una origine che precede, di una causa prima. Il brodino, infatti, non è causa di se stesso, e presuppone, o quantomeno non esclude, la creazione. Per questo l’evoluzionismo, anche il più estremo, non è di per sé incompatibile con il creazionismo. La verità è che in tanti fanno i filosofi, mentre sostengono di parlare da scienziati. Anche per Darwin il sospetto è legittimo. Anzitutto la sua posizione è già di per sé erronea, nel momento in cui si propone di spiegare l’evoluzione degli organismi, e ciononostante discetta di “origine delle specie” e di “origine dell’uomo”: quand’anche l’uomo derivasse da una specie scimmiesca, Darwin non ci avrebbe dato l’origine dell’uomo, bensì semplicemente, il nome di un suo antenato, che è assai diverso.
In secondo luogo sono veramente troppi i filosofi che precedono e influenzano il suo pensiero, per ritenere che la sua sia stata nuda e pura opera di scienziato. A chi ripercorra la storia del pensiero che lo precede, infatti, Darwin appare come colui che porta a compimento lo spirito filosofico di un’epoca. Come spiega Nicola Abbagnano, la sua ipotesi evoluzionistica appare “proprio nel momento in cui l’idea romantica (ed idealista) del progresso si affermava nella sua massima universalità”.
Darwin, cioè, viene dopo l’idealismo romantico, “progressista”, di Hegel e
di Schelling, come pure nel clima dell’evoluzionismo materialista di Marx; dopo il positivista Comte, da lui molto apprezzato, che aveva elevato la scienza a religione senza Dio, e dopo l’evoluzionismo di Spencer, le cui opere, “L’ipotesi dello sviluppo” e “Il progresso, sua legge e sua causa”, precedono temporalmente “L’origine delle specie”. Non si può inoltre dimenticare l’effetto prodotto su Darwin dalla riflessione di Malthus, il cui padre era stato discepolo del francese Condorcet, massimo teorico del progressismo materialista illuminista. Da Malthus, Darwin avrebbe preso di peso l’idea della lotta per la vita e quella della sopravvivenza del più forte: anch’esse idee troppo simili, pur con dei distinguo, a concetti romantici e idealisti, alle triadi hegeliane, alla lotta di classe marxista e alla “struggle for life” spenceriana. E come dimenticare il contributo offerto al pensiero di Darwin da James Hutton e Charles Lyell, i due geologi che dall’antichità della terra ne avevano desunto, filosoficamente, non certo sperimentalmente, l’eternità, arrivando ad affermare, in chiave teologica: “Nessun Vestigio di un Inizio, nessuna Prospettiva di una Fine”!
La concezione evoluzionista, quella positivista, e quella materialista, appresa direttamente alla Plinian University, come l’idea di lotta per l’esistenza, vengono dunque prima del mitico viaggio alle Galapagos: sono idee, altrui, di matrice filosofica e precedono l’investigazione scientifica. Sono idee, in parte, già del nonno Erasmus, legato, come racconta il genetista Giuseppe Sermonti, a posizioni ideologicamente anticristiane.
Sarà tutto, darwinianamente, un caso?
di Francesco Agnoli
Oggi compio trentuno anni. Si raccontano cose leggendarie di quel giorno.
Di domenica sera s'era completata la vendemmia con la torchiatura del mosto. In serata, a lavoro concluso, mia madre avvertì che era il momento del parto. Mio padre s'era appena ripreso dalla bella notizia di aver fatto tredici (prese 700 mila lire dell'epoca... considerato che il suo stipendio era intorno alle 150 mila, potremmo parlare di una cifra intorno ai 6000 euro odierni), chiamò la levatrice e, intorno all'una di notte, in casa, come si usava allora, nacque Antonio.
Fu un periodo fortunato per papà... oltre alla mia nascita e al 13, aveva da poco trovato lavoro in una cartiera della mia città, ottenuto come invalido sul lavoro in seguito ad un bruttissimo infortunio capitatogli due anni prima.
A quei tempi non si sapeva in anticipo il sesso del nascituro e la notizia della nascita del maschio riempì di gioia mio nonno paterno, del quale porto nome e cognome (ne sono la "sepponta" o la "puntella" che dir si voglia) che, nonostante la tarda ora e nonostante la notte di pioggia, fece il giro per le case dei suoi fratelli e sorelle per dare la grande notizia, svegliandoli nel pieno del sonno.
Intanto io avevo fame... tanta fame... non mi calmai che alle cinque del mattino con il mio primo, tiepido, rasserenante biberon di camomilla...
Quella fame me la son portata con me... ed il mio fardello (7 kg di sovrappeso...) lo testimonia...
Domenica a casa mia si vendemmia.
Sarà perché sono nato in questo periodo dell'anno (il mio compleanno è domani 21/10), respirando l'odore del uva che fermenta nei tini, la sera stessa in cui i miei genitori avevano premuto il mosto, ma questi sono per me tra i giorni più belli dell'anno.
Sarà soprattutto perché in casa mia i giorni della vendemmia sono giorni di vera festa, in cui, attorno all'uva pigiata nelle botti, che fermenta nei tini, pressata nei torchi, si riunisce tutta la famiglia.
L'articolo 7 della Costituzione Italiana recita testualmente: "Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani".
Quest'articolo è stato da più parti citato per criticare le prolusioni del Cardinale Ruini tenute di fronte ai vescovi della Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I.). Ruini negli ultimi mesi è prima intervenuto sul tema dei referendum sulla procreazione assistita del giugno scorso, invitando i cattolici all'astensione, e quindi, il 19 settembre scorso, ha fatto una più o meno articolata critica alle proposte venute da qualche leader politico italiano di introdure per legge i patti di convivenza civile (P.A.C.S.) in Italia, intervenendo brevemente addirittura sulle intercettazioni telefoniche, tramite le quali l'attuale governatore della Banca d'Italia ha fatto un'indegna figuraccia, trascinando nella stessa figuraccia tutto il sistema paese Italia.
Non credo che il Cardinale Ruini sia persona che debba essere difesa, sa provvedere da sé. Devo pure confessare che un pò il suo intervento mi ha infastidito, soprattutto perché non ritengo il tema delle intercettazioni telefoniche né attinente con la materia religiosa né con la materia della difesa della vita e della famiglia secondo l'ideale cattolico.
In tema di difesa della vita e della famiglia invece, Ruini ha diritto, nel mio modesto pensiero, di intervenire. Anzi, da parte sua Ruini è obbligato a dire al mondo qual è il pensiero della Chiesa, per comodo o scomodo che questo pensiero sia. Egli ha il dovere di fare da eco alla celebre frase che Giovanni il Battista ripeteva ad Erode "Non ti è lecito" (Mt. 14,4). E nel fare ciò non mi sembra abbia usato la forza, né minacciato l'invio di truppe armate a Palazzo Chigi quando fosse approvata una legge sulle unioni di fatto. Ho letto la prolusione nel suo testo integrale (http://www.chiesacattolica.it/cci_new/news_images/2005-09/19/ProlusioneCardinaleRuini.rtf) e Ruini non ha fatto altro che ricordare cosa pensa la Chiesa in materia di matrimonio e di famiglia, non ha fatto altro che il suo dovere di promotore dei valori cristiani. A questa proposta lo Stato Italiano, seguendo l'articolo 7 della sua Costituzione, è liberissimo di aderire in piena indipendenza, libertà e sovranità. Tra l'altro, in un discorso di amplissimo respiro, Ruini ha dedicato la minima parte all'argomento.
Libertà è anche libertà di parlare, perché negarla a Ruini, per quanto opinabile possa essere quello che dice?