Il Cattolico Protestante

Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.

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Nome: Antonio
Porto gli occhiali, ma non i baffi... Sono un cattolico praticante, tanto praticante che qualche mio caro amico mi da del "bizzoco", cioè di colui che accetta acriticamente le verità di fede che la Chiesa Cattolica propone. Sarà vero? Su questo blog inserirò "pensieri sparsi": quello che penso su tutti gli argomenti, senza ordine, senza un criterio, senza scalette. Soprattutto senza sentire il bisogno di essere letto a tutti i costi come mi sembra accada alla grande maggioranza dei blogger, ma con la voglia di condividere i miei "pensieri sparsi" con coloro cui capiterà di leggerli. E vorrò vedere se sono davvero bizzoco...

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venerdì, 31 marzo 2006

Via Crucis. Stazione VIII. Gesù incontra le donne di Gerusalemme che piangono su di lui

Dal Vangelo secondo Luca (23, 28-31). Gesù, voltandosi verso le donne, disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco? ”.

 

Sentire Gesù, mentre rimprovera le donne di Gerusalemme che lo seguono e piangono su di lui, ci fa riflettere. Come intenderlo? Non è forse un rimprovero rivolto ad una pietà puramente sentimentale, che non diventa conversione e fede vissuta? Non serve compiangere a parole, e sentimentalmente, le sofferenze di questo mondo, mentre la nostra vita continua come sempre. Per questo il Signore ci avverte del pericolo in cui noi stessi siamo. Ci mostra la serietà del peccato e la serietà del giudizio. Non siamo forse, nonostante tutte le nostre parole di sgomento di fronte al male e alle sofferenze degli innocenti, troppo inclini a banalizzare il mistero del male? Dell’immagine di Dio e di Gesù, alla fine, non ammettiamo forse soltanto l’aspetto dolce e amorevole, mentre abbiamo tranquillamente cancellato l’aspetto del giudizio? Come potrà Dio fare un dramma della nostra debolezza? – pensiamo. Siamo pur sempre solo degli uomini! Ma guardando alle sofferenze del Figlio vediamo tutta la serietà del peccato, vediamo come debba essere espiato fino alla fine per poter essere superato. Il male non può continuare a essere banalizzato di fronte all’immagine del Signore che soffre. Anche a noi egli dice: Non piangete su di me, piangete su voi stessi… perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco? (J. Ratzinger, Via Crucis al Colosseo, Marzo 2005)

 

Dal libro del profeta Isaia (Is 63,1; 29,4; 35,3-4). Chi è costui che viene da Edom, da Bozra con le vesti tinte di rosso? Costui, splendido nella sua veste, che avanza nella pienezza della sua forza? “Io, che parlo con giustizia, sono grande nel soccorrere”. Allora prostrata parlerai da terra e dalla polvere saliranno fioche le tue parole; sembrerà di un fantasma la tua voce dalla terra, e dalla polvere la tua parola risuonerà come bisbiglio. Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi”.

 

Signore, alle donne che piangono hai parlato di penitenza, del giorno del Giudizio, quando ci troveremo al cospetto del tuo volto, il volto del Giudice del mondo. Ci chiami a uscire dalla banalizzazione del male con cui ci tranquillizziamo, così da poter continuare la nostra vita di sempre. Ci mostri la serietà della nostra responsabilità, il pericolo di essere trovati, nel Giudizio, colpevoli e infecondi. Fa’ che non ci limitiamo a camminare accanto a te, offrendo soltanto parole di compassione. Convertici e donaci una nuova vita; non permettere che, alla fine, rimaniamo lì come un legno secco, ma fa’ che diventiamo tralci viventi in te, la vera vite, e che portiamo frutto per la vita eterna (cfr. Gv 15, 1-10). (J. Ratzinger, Via Crucis al Colosseo, Marzo 2005)

 

Piangono, singhiozzano, è comprensibile, c'è motivo nel vedere in quale modo Lo hanno ridotto. E sono impotenti, non possono intervenire. Allora piangono, piangono di compassione. Signore, le avete vedute, udite: "Piangete prima sui vostri peccati!".

Ad impietosirmi delle tue sofferenze e delle sofferenze del mondo ce la faccio, o Signore, ma piangere sui miei peccati è tutta un'altra cosa. Preferisco lamentarmi su quelli degli altri, E' più facile. Di questo son pratico; ogni giorno al mio Tribunale sfila il mondo intero. Ho trovato dei colpevoli: la politica, l'economia, le catapecchie, l'alcool, i film, il lavoro, la gente che non fa nulla, … e tanti altri, o Signore, tanti altri! In fondo, quasi tutto il mondo, all'infuori di me. Signore, insegnami che sono un peccatore!!! (M. Quoist)

 


postato da: Anto74 alle ore marzo 31, 2006 15:44 | link | commenti (3)
categorie: via crucis
mercoledì, 29 marzo 2006

Via Crucis. Stazione VII. Gesù cade per la seconda volta

Dal libro della Lamentazioni (3, 1-2.9.16). Io sono l’uomo che ha provato la miseria sotto la sferza della sua ira. Egli mi ha guidato, mi ha fatto camminare nelle tenebre e non nella luce. Ha sbarrato le mie vie con blocchi di pietra, ha ostruito i miei sentieri. Mi ha spezzato con la sabbia i denti, mi ha steso nella polvere.

 

La tradizione della triplice caduta di Gesù e del peso della croce richiama la caduta di Adamo – il nostro essere umani caduti – e il mistero della partecipazione di Gesù alla nostra caduta. Nella storia, la caduta dell’uomo assume forme sempre nuove. Nella sua prima lettera, san Giovanni parla di una triplice caduta dell’uomo: la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita. È così che egli, sullo sfondo dei vizi del suo tempo, con tutti i suoi eccessi e perversioni, interpreta la caduta dell’uomo e dell’umanità. Ma possiamo pensare, nella storia più recente, anche a come la cristianità, stancatasi della fede, abbia abbandonato il Signore: le grandi ideologie, come la banalizzazione dell’uomo che non crede più a nulla e si lascia semplicemente andare, hanno costruito un nuovo paganesimo, un paganesimo peggiore, che volendo accantonare definitivamente Dio, è finito per sbarazzarsi dell’uomo. L’uomo giace così nella polvere. Il Signore porta questo peso e cade e cade, per poter venire a noi; egli ci guarda perché in noi il cuore si risvegli; cade per rialzarci. (J. Ratzinger, Via Crucis al Colosseo, Marzo 2005)

 

Dal libro del profeta Isaia (Is 63,1; 29,4; 35,3-4). Chi è costui che viene da Edom, da Bozra con le vesti tinte di rosso? Costui, splendido nella sua veste, che avanza nella pienezza della sua forza? “Io, che parlo con giustizia, sono grande nel soccorrere”. Allora prostrata parlerai da terra e dalla polvere saliranno fioche le tue parole; sembrerà di un fantasma la tua voce dalla terra, e dalla polvere la tua parola risuonerà come bisbiglio. Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio! Non temete; ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi”.

 

Signore Gesù Cristo, hai portato il nostro peso e continui a portarci. È il nostro peso a farti cadere. Ma sii tu a rialzarci, perché da soli non riusciamo ad alzarci dalla polvere. Liberaci dal potere della concupiscenza. Al posto di un cuore di pietra donaci di nuovo un cuore di carne, un cuore capace di vedere. Distruggi il potere delle ideologie, cosicché gli uomini possano riconoscere che sono intessute di menzogne. Non permettere che il muro del materialismo diventi insuperabile. Fa’ che ti percepiamo di nuovo. Rendici sobri e attenti per poter resistere alle forze del male e aiutaci a riconoscere i bisogni interiori ed esteriori degli altri, a sostenerli. Rialzaci, così che possiamo rialzare gli altri. Donaci speranza in mezzo a tutta questa oscurità, perché possiamo diventare portatori di speranza per il mondo. (J. Ratzinger, Via Crucis al Colosseo, Marzo 2005)

 

O Gesù che soffri, fa che oggi e ogni giorno io ti sappia vedere nella persona dei tuoi ammalati e che, offrendo loro la mia assistenza, serva te. Fa che, anche se nascosto sotto il travestimento poco attraente dell'ira, del delitto, della demenza, della malattia sappia riconoscerti e dire: "Gesù che soffri, quanto è dolce servirti" Dammi Signore questa visione di fede, e il mio lavoro non sarà mai monotono. Troverò la gioia accarezzando le piccole aspirazioni e i desideri di tutti i poveri che soffrono. Caro malato,  mi sei ancora più caro perché rappresenti Cristo. Che privilegio è il mio di potermi occupare di te! O Dio, poiché tu sei Gesù che soffre, degnati di essere anche per me un Gesù paziente, indulgente verso le mie colpe, che guardi solo le mie intenzioni che sono di amarti e servirti nella persona di ognuno dei tuoi figli che soffrono. Signore aumenta la mia fede. Benedici i miei sforzi e il mio lavoro, ora e sempre. (Madre Teresa di Calcutta)


postato da: Anto74 alle ore marzo 29, 2006 15:33 | link | commenti
categorie: via crucis
martedì, 28 marzo 2006

Vuoto elettorale

Non ho ancora deciso come votare il prossimo 9 aprile. Ho cercato di capirci qualcosa dai telegiornali, dai giornali, dai blogroll politici delle diverse estrazioni, dai dibattiti elettorali (sia da quelli asfittici e con poco contraddittorio, sia dalle risse portaportesche). Soprattutto mi sono rivolto a diverse persone attive politicamente, ponendo delle domande che rarissimamente hanno trovato risposte.

Una gran sensazione di vuoto, come quella di questa foto che ho scattato qualche giorno fa sul lungomare di Castellammare di Stabia: tanto spazio, pochissime idee, tanto tifo. Si. Mi sembra si viva troppo la competizione elettorale come si vive il tifo calcistico: per l'elettore italiano non c'è possibilità che colui che sostiene possa commettere qualche errore, possa avere qualche macchia. Il male è tutto dall'altra parte. Tutti gli altri sono nel torto e nel torto assoluto. Un pò come i tifosi del Genoa che, la scorsa estate, anziché prendersela con il presidente della propria squadra che l'aveva portata in serie A con l'imbroglio , se la prendevano con chi gestiva certe indagini sul calcio-scommesse...

Per votare, voterò. Troppe persone sono morte per ottenere a me questo diritto. Ed è quantomeno in rispetto e memoria di quelle persone che mi recherò alle urne.

Ho deciso allora di andare alla fonte. E da qualche giorno sto leggendo i programmi: quello dell'Unione e quello della Casa delle Libertà. Un primo punto a favore del secondo? Sicuramente la capacità di sintesi.


postato da: Anto74 alle ore marzo 28, 2006 08:51 | link | commenti (23)
categorie: politica
lunedì, 27 marzo 2006

Via Crucis. Stazione VI. La Veronica asciuga il volto di Gesù

Dal libro dei Salmi (27, 8-9). Di te ha detto il mio cuore: “Cercate il suo volto”; il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto, non respingere con ira il tuo servo. Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.

 

“Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto” (Sal 27, 8-9). Veronica – Berenice, secondo la tradizione greca – incarna questo anelito che accomuna tutti gli uomini pii dell’Antico Testamento, l’anelito di tutti gli uomini credenti a vedere il volto di Dio. Sulla Via crucis di Gesù, comunque, ella, all’inizio, non rende altro che un servizio di bontà femminile: offre un sudario a Gesù. Non si fa né contagiare dalla brutalità dei soldati, né immobilizzare dalla paura dei discepoli. È l’immagine della donna buona, che, nel turbamento e nell’oscurità dei cuori, mantiene il coraggio della bontà, non permette che il suo cuore si ottenebri. “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5, 8). All’inizio Veronica vede soltanto un volto maltrattato e segnato dal dolore. Ma l’atto d’amore imprime nel suo cuore la vera immagine di Gesù: nel Volto umano, pieno di sangue e di ferite, ella vede il Volto di Dio e della sua bontà, che ci segue anche nel più profondo dolore. Soltanto con il cuore possiamo vedere Gesù. Soltanto l’amore ci rende capaci di vedere e ci rende puri. Soltanto l’amore ci fa riconoscere Dio che è l’amore stesso. (J. Ratzinger, Via Crucis al Colosseo, Marzo 2005)

 

Dal libro del profeta Isaia (Is 52,13-15; 63,9). Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e molto innalzato. Come molti si stupirono di lui – tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo – così si meraviglieranno di lui molte genti; i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, poiché vedranno un fatto mai ad essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito. ... in tutte le angosce. Non un inviato né un angelo, ma egli stesso li ha salvati; con amore e compassione egli li ha riscattati; li ha sollevati e portati su di sé, in tutti i giorni del passato.  

 

Signore, donaci l’inquietudine del cuore che cerca il tuo volto. Proteggici dall’ottenebramento del cuore che vede solo la superficie delle cose. Donaci quella schiettezza e purezza che ci rendono capaci di vedere la tua presenza nel mondo. Quando non siamo capaci di compiere grandi cose, donaci il coraggio di un’umile bontà. Imprimi il tuo volto nei nostri cuori, così che possiamo incontrarti e mostrare al mondo la tua immagine. (J. Ratzinger, Via Crucis al Colosseo, Marzo 2005)

 

Cure di bellezza

Quanti uomini... quante donne si preoccupano della loro bellezza! Che essi ne abbiano cura è più che lecito, ma esserne ossessionati, è indice di anormalità. Soprattutto essi si ingannano profondamente sulla natura delle cure di bellezza da prodigare al loro corpo. Tutti gli sforzi che essi fanno dall'esterno per valorizzare, rettificare, accre­scere l'armonia e la grazia del corpo e specialmente del viso, non danno che un risultato assai limitato. L'autentica bellezza viene dall'interno, nasce dallo spirito e si irradia attraverso lo splendore dell'anima di­vinizzata. Questa bellezza attira e fa del bene a coloro che la contemplano. Quale rossetto usi per le tue labbra, quale shampoo per i tuoi capelli? Preferisci il taglio col rasoio? La tua linea migliora? Hai il diritto di porti queste domande, senza es­serne ossessionato, ma se vuoi essere bello devi cer­care altrove cure di bellezza più efficaci. Fa piacere aver bei piatti a propria disposizione. Ma a che serve il piatto se non c'è nulla da mettervi dentro? E' bello possedere una cornice di pregio per un quadro, ma a nulla serve la cornice se non c'è la tela. E' bello ornare una sala con un magnifico lampa­dario, ma è inutile il lampadario se non c'è l'elettricità. Se Dio ti ha dato un corpo armonioso, un viso gra­zioso ringraziaLo; ma il tuo corpo non ha valore se non è la dimora di uno spirito. Il tuo corpo è la tua casa, ne sei il proprietario sì, ma ne sei anche il responsabile di fronte a Dio. Non accontentarti di “lustrarlo”, cura anche l'interno, perché lo sguardo del Signore penetra oltre le facciate. Fa' quanto è necessario alla pulizia e alla bellezza del tuo corpo, ma fallo per riuscire gradevole agli altri, per offrire loro l'appoggio di una forza pacata, la grazia della freschezza: quanto più la strada è bella, tanto più forte è la ten­tazione di sedersi per godere del paesaggio, dimenti­cando la meta del viaggio. La bellezza del corpo è una strada che conduce alla bellezza dell'anima e la bellezza dell'anima conduce a Dio. Non fermarti per strada, perderesti l'essenziale. (M. Quoist)


postato da: Anto74 alle ore marzo 27, 2006 16:12 | link | commenti
categorie: via crucis
venerdì, 24 marzo 2006

Via Crucis. Stazione V. Gesù è aiutato dal Cireneo a portare la Croce

Dal Vangelo secondo Matteo (27, 32; 16, 24). Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di Gesù. Gesù disse ai suoi discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.

 

Simone di Cirene torna dal lavoro, è sulla strada di casa quando s’imbatte in quel triste corteo di condannati – per lui, forse, uno spettacolo abituale. I soldati usano del loro diritto di coercizione e mettono la croce addosso a lui, robusto uomo di campagna. Quale fastidio deve aver provato nel trovarsi improvvisamente coinvolto nel destino di quei condannati! Fa quello che deve fare, certo con molta riluttanza. L’evangelista Marco però, assieme a lui, nomina anche i suoi figli, che evidentemente erano conosciuti come cristiani, come membri di quella comunità (Mc 15, 21). Dall’incontro involontario è scaturita la fede. Accompagnando Gesù e condividendo il peso della croce, il Cireneo ha capito che era una grazia poter camminare assieme a questo Crocifisso e assisterlo. Il mistero di Gesù sofferente e muto gli ha toccato il cuore. Gesù, il cui amore divino solo poteva e può redimere l’umanità intera, vuole che condividiamo la sua croce per completare quello che ancora manca ai suoi patimenti (Col 1, 24). Ogni volta che con bontà ci facciamo incontro a qualcuno che soffre, qualcuno che è perseguitato e inerme, condividendo la sua sofferenza, aiutiamo a portare la croce stessa di Gesù. E così otteniamo salvezza e noi stessi possiamo contribuire alla salvezza del mondo. (J. Ratzinger, Via Crucis al Colosseo, Marzo 2005).

 

Dal libro del profeta Isaia (Is 51,7-8; 50,10). Ascoltatemi, esperti della giustizia, popolo che porti nel cuore la mia legge. Non temete l’insulto degli uomini, non vi spaventate per i loro scherni; poiché le tarme li roderanno come una veste e la tignola li roderà come lana, ma la mia giustizia durerà per sempre, la mia salvezza di generazione in generazione. Chi tra di voi teme il Signore, ascolti la voce del suo servo! Colui che cammina nelle tenebre, senza avere luce, speri nel nome del Signore, si appoggi al suo Dio».

 

Signore, a Simone di Cirene hai aperto gli occhi e il cuore, donandogli, nella condivisione della croce, la grazia della fede. Aiutaci ad assistere il nostro prossimo che soffre, anche se questa chiamata dovesse essere in contraddizione con i nostri progetti e le nostre simpatie. Donaci di riconoscere che è una grazia poter condividere la croce degli altri e sperimentare che così siamo in cammino con te. Donaci di riconoscere con gioia che proprio nel condividere la tua sofferenza e le sofferenze di questo mondo diveniamo servitori della salvezza, e che così possiamo aiutare a costruire il tuo corpo, la Chiesa. . (J. Ratzinger, Via Crucis al Colosseo, Marzo 2005).

 

Signore, insegnaci a non amare solo noi stessi, a  non amare soltanto quelli che amiamo. Insegnaci a pensare agli altri ed amare in primo luogo quelli che nessuno ama. Signore facci soffrire Della sofferenza altrui Facci la grazia di capire che ad ogni istante, mentre noi viviamo una vita troppo felice, protetta da Te, ci sono milioni di esseri umani, che sono pure tuoi figli e nostri fratelli, che muoiono di fame senza aver meritato di morire di fame, che muoiono di freddo, senza aver meritato di morire di freddo.


postato da: Anto74 alle ore marzo 24, 2006 13:15 | link | commenti (1)
categorie: via crucis
giovedì, 23 marzo 2006

Le analisi logico-sintattico-ortografiche

Il 21 marzo scorso, nella rubrica "Lettere al direttore" dell'edizione on-line de "La Repubblica" si leggeva quanto segue:

BENEDETTI CARDINALI
Secondo il cardinal Ruini l'insegnamento dell'Islam nelle scuole italiane sarebbe 'un pericoloso indottrinamento', mentre l'insegnamento del cattolicesimo, preferibilmente obbligatorio, sarebbe una conquista di civiltà... ma ci credono scemi?
Saluti
Matteo Pellegrini

Ciascuno di noi difende il proprio prodotto. Non avrai altra rubrica che questa e guai a chi oserà scrivere a "risponde l'imam" su al-Jazeera.

**********

Come è già capitato qualche volta, mi è venuto da scrivergli. Vorrei proporre ai miei venticinque lettori (mi sembra siano effettivamente venticinque, li ho contati!) quanto gli ho scritto:

Egregio direttore,

molto spesso quando si parla di Ruini si parla per luoghi comuni e soprattutto si adopera il malvezzo comune a molti suoi colleghi di prendere due parole da un contesto ben più ampio e farci l'analisi logico-sintattico-ortografica, giungendo a conclusioni che poco hanno a che fare con il messaggio del presidente della CEI. Purtroppo certi discorsi non possono semplificarsi con sufficienza in tre righe di domanda e una riga e mezza di risposta, pena trattarli con sufficienza e approssimazione, ragion per cui mi scuso per la lunghezza della e-mail e spero che, nel pubblicarla giustamente tagliandola, lei riesca (è parte del suo mestiere, dopo tutto) a non farle perdere senso (spero si salvi almeno l'ultimo capoverso).

Vorrei rispondere al signor Matteo Pellegrini invitandolo a leggere con attenzione la prolusione (e gli ho fornito il link, nda).

Nella frase che cita, Ruini premette intanto che "la competenza della nostra Chiesa riguarda i rapporti con lo Stato italiano in merito all'insegnamento del cattolicesimo e non di altre religioni", poi dice essere valido "per tutti il diritto alla libertà religione" e auspica ricorrano alcune condizioni perché venga insegnata la religione islamica, primo dei quali che "non vi sia contrasto nei contenuti rispetto alla Costituzione, ad esempio riguardo ai diritti civili, a cominciare dalla libertà religiosa, alla parità tra uomo e donna e al matrimonio". A me tutto ciò sembra più che condivisibile, a lei? Al signor Pellegrini?

Soltanto dopo aver precisato queste cose, Ruini dice che manca "un soggetto rappresentativo dell'Islam che sia abilitato a stabilire con lo Stato italiano un accordo di merito". Responsabilità di un governo Berlusconi che ha letteralmente "bloccato" ogni nuova intesa con le confessioni religiose (buddhisti e testimoni di Geova hanno firmato una bozza d'Intesa con Amato che non è stata trasformata in legge; induisti e islamici, che avevano intavolato trattative, non hanno concluso un iter iniziato anni fa; perché tutto ciò? Sarà anche qui colpa di Ruini?).

L'inciso "pericoloso indottrinamento" il signor Pellegrini lo estrae arbitrariamente dalla frase "bisognerebbe inoltre assicurarsi che l'insegnamento della religione islamica non dia luogo di fatto a un indottrinamento socialmente pericoloso". Tutto mi sembra si possa concludere fuorché Ruini voglia confrontare l'insegnamento del cattolicesimo con quello dell'islamismo. La domanda a questo punto la pongo io… ma davvero il signor Pellegrini ci crede scemi?

Sempre congratulandomi per il suo lavoro, ad majora.

**********

Legittimamente, il giorno successivo, Vittorio Zucconi, non avendo probabilmente letto la mia e-mail, ha ritenuto più opportuno aggiungere un'analisi della consecutio temporum all'analisi del capoverso della prolusione di Ruini che gli avevo suggerito di leggere. Infatti, sulla stessa rubrica, ti trovo:

SUA CONSECUTIO EMINENTISSIMA
Le riporto la corretta citazione della prolusione del card Ruini sul tema dell'insegnamento dell' islam nelle scuole: "bisognerebbe inoltre assicurarsi che l'insegnamento della religione islamica non dia luogo di fatto a un indottrinamento socialmente pericoloso." Lo vede come è facile fare cattiva informazione? Mi sembra che il cardinale esprima una preoccupazione condivisibile e non mi si venga a dire che oggi in Italia è in atto "un indottrinamento socialmente pericoloso" ad opera degli insegnanti di religione.
Saluti
Paolo Delprato

Ma un cardinale italiano non dovrebbe conoscere la sintassi e la consecutio temporum? "Bisognerebbe assicurarsi.... che non DESSE luogo". Se si usa il congiuntivo presente "DIA luogo", il significato cambia e diventa esattamente quello che Sua Eminenza voleva dire, cioè che l'insegnamento dell'Islam non lo vuole proprio. Non prendiamoci per la tonaca, amico mio e non facciamo discorsi preteschi. L'indottrinamento è nella testa di chi lo riceve.

**********

Certo non pretendo che il direttore dell'edizione on-line della Repubblica debba leggere tutte le mail che gli giungono, ivi compresa la mia, oppure che egli debba necessariamente pubblicare una risposta alle mie! L'ho soltanto trovato giusto un pochino fazioso...


postato da: Anto74 alle ore marzo 23, 2006 13:03 | link | commenti (4)
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lunedì, 20 marzo 2006

Via Crucis. Stazione IV. Gesù incontra sua madre

 Dal Vangelo secondo Luca (2, 34-35.51). Simeone parlò a Maria, sua Madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. Sua Madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.

 Sulla Via crucis di Gesù c’è anche Maria, sua Madre. Durante la sua vita pubblica dovette farsi da parte, per lasciare spazio alla nascita della nuova famiglia di Gesù, la famiglia dei suoi discepoli. Dovette anche sentire queste parole: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?… Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre” (Mt 12, 48-50). Adesso si vede che ella, non soltanto nel corpo, ma nel cuore, è la Madre di Gesù. Ancora prima di averlo concepito nel corpo, grazie alla sua obbedienza, lo aveva concepito nel cuore. Le fu detto: “Ecco concepirai un figlio… Sarà grande… il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre” (Lc 1, 31s). Ma poco dopo aveva sentito dalla bocca del vecchio Simeone un’altra parola: “E anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc 2, 35). Così si sarà ricordata delle parole pronunciate dai profeti, parole come queste: “Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello” (Is 53, 7). Ora tutto questo diventa realtà. Nel suo cuore avrà sempre custodito la parola che l’angelo le aveva detto quando tutto cominciò: “Non temere, Maria” (Lc 1, 30). I discepoli sono fuggiti, ella non fugge. Ella sta lì, con il coraggio della madre, con la fedeltà della madre, con la bontà della madre, e con la sua fede, che resiste nell’oscurità: “E beata colei che ha creduto” (Lc 1, 45). “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (Lc 18, 8). Sì, in questo momento egli lo sa: troverà la fede. Questa, in quell’ora, è la sua grande consolazione. (J. Ratzinger, Via Crucis al Colosseo, Marzo 2005).

 Dal libro del profeta Isaia (Is 54,11; 49,15-16; 49,18). Afflitta, percossa dal turbine, sconsolata, ecco io pongo sulla malachite le tue pietre e sugli zaffiri le tue fondamenta. Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani, le tue mura sono sempre davanti a me. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si radunano, vengono da te. “Com’è vero ch’io vivo – oracolo del Signore –  ti vestirai di tutti loro come di ornamento, te ne ornerai come una sposa”.

 Santa Maria, Madre del Signore, sei rimasta fedele quando i discepoli sono fuggiti. Come hai creduto quando l’angelo ti annunciò ciò che era incredibile - che saresti divenuta madre dell’Altissimo - così hai creduto nell’ora della sua più grande umiliazione. È così che, nell’ora della croce, nell’ora della notte più buia del mondo, sei diventata Madre dei credenti, Madre della Chiesa. Ti preghiamo: insegnaci a credere e aiutaci affinché la fede diventi coraggio di servire e gesto di un amore che soccorre e sa condividere la sofferenza. (J. Ratzinger, Via Crucis al Colosseo, Marzo 2005).

 Una notte ho fatto un sogno splendido: vidi una strada lunga, che si snodava dalla terra e saliva su nell'aria, fino a perdersi tra le nuvole, diretta in cielo. Ma non era una strada comoda, anzi, era una strada piena di ostacoli, cosparsa di chiodi arrugginiti, pietre taglienti e appuntite, pezzi di vetro. La gente camminava a piedi scalzi su quella strada. I chiodi si conficcavano nella carne ma la gente non desisteva: volevano arrivare in cielo. Ma ogni passo costava fatica e sofferenza, il cammino era lento e penoso. Ma poi, nel mio sogno, vidi Gesù che avanzava. Era anche lui a piedi scalzi. Camminava lentamente ma in modo risoluto. E neppure una volta si ferì i piedi. Gesù saliva e saliva. Finalmente giunse in cielo e là sedette su un grande trono dorato. Guardava in giù verso quelli che si sforzavano di salire. Con lo sguardo e i gesti li incoraggiava. Subito dopo di lui avanzava Maria, la sua mamma. Maria camminava ancora più veloce di Gesù. Sapete perché? Metteva i suoi piedi nelle orme lasciate da Gesù. Così arrivò presto accanto a suo Figlio, che la fece sedere su una grande poltrona alla sua destra. Anche Maria si mise ad incoraggiare quelli che stavano salendo, invitandoli a seguire le orme di Gesù come aveva fatto lei. Gli uomini più saggi facevano proprio così e procedevano spediti verso il cielo; gli altri si lamentavano per le ferite, si fermavano spesso, qualche volta desistevano del tutto e se ne stavano sul bordo pieni di tristezza.


postato da: Anto74 alle ore marzo 20, 2006 14:23 | link | commenti (5)
categorie: via crucis
venerdì, 17 marzo 2006

Un'esperienza di rifiuto

Ce ne sono di persone che la pensano diversamente da me! Sono tante! Ed è giusto che sia cosi. Partendo da queste diversità, con il dialogo, c'è la possibilità di arricchire il proprio bagaglio di idee, cambiandone di proprie, a volte cambiando quelle degli altri, altre volte restando tutti nelle proprie convinzioni, senza rancori e senza chiusure.

Anche tra i bloggers, ovviamente, ho trovato tantissime persone che hanno idee diverse dalle mie e, sempre, sono riuscito ad intavolare un discorso a volte anche acceso. Spesso ho scoperto che qualcosa in me andrebbe cambiato e, in certi casi, ho cominciato a farlo.

Una settimana fa leggevo questo post sul blog del mio web-amico Giovanni Graceffa. Si parlava di un blog, fresco di apertura, dal titolo "Salam", il cui autore ha per nick "penedamor". Mi sono fatto una passeggiata ed ho cercato di intavolare un dialogo degno di questo nome. Non ci sono riuscito e me ne cruccio.

Questa mattina, ho fatto di nuovo un giro su Salam, scoprendo che penedamor ha chiuso un discorso neppure intavolato con metodi un pò spicci e mi ha impedito di commentare sul suo blog.

In coda ai commenti che ci siamo scambiati ho letto di aver bisogno di autorizzazione per poter commentare, decido allora di inviargli un messaggio, disposto anche a chiedere scusa se egli ritenesse mi fossi comportato male, invitandolo magari anche a spiegare i motivi per i quali pensasse ciò. Scopro con rammarico di non poter addirittura contattare penedamor tramite il messenger di Splinder!

Non demordo, vedo l'iconcina che mi permetterebbe di metterlo tra i miei amici, magari se ne accorge e ci ripensa, ma non posso neppure aggiungerlo nella mia lista, Splinder mi risponde con tre punti esclamativi: You can't add this user!!!

Magari posso fare qualcosa iscrivendomi al suo blog, cosi magari mi vede nella sua lista di iscritti, essendo il blog appena nato forse sarà tra i primi iscritti e se ne accorge prima. Altri tre punti esclamativi: You can't subscribe to this blog!!!

Insomma, sembra che tutte le porte siano chiuse. Sinceramente non ne capisco il perché. Mi chiedo se ho sbagliato a scrivere qualche commento. Mi chiedo se magari potevo evitare di scrivere qualcosa che l'ha offeso. Non riesco a vedere la trave nel mio occhio. Mi aiuti chi legge questo post!

P.S. Una cosa però son riuscito a farla. Ho linkato Salam. Spero penedamor si accorga che il mio è tra i blog che lo tiene linkato e magari... chissà...


postato da: Anto74 alle ore marzo 17, 2006 09:21 | link | commenti (12)
categorie: bloggers
giovedì, 16 marzo 2006

Via Crucis. Stazione III. Gesù cade per la prima volta.

Dal libro del profeta Isaia (53, 4-6). Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.

 L’uomo è caduto e cade sempre di nuovo: quante volte egli diventa la caricatura di se stesso, non più immagine di Dio, ma qualcosa che mette in ridicolo il Creatore. Colui che, scendendo da Gerusalemme a Gerico, incappò nei briganti che lo spogliarono lasciandolo mezzo morto, sanguinante al bordo della strada, non è forse l’immagine per eccellenza dell’uomo? La caduta di Gesù sotto la croce non è soltanto la caduta dell’uomo Gesù già sfinito dalla flagellazione. Qui emerge qualcosa di più profondo, come Paolo dice nella lettera ai Filippesi: “Pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini… umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2, 6-8). Nella caduta di Gesù sotto il peso della croce appare l’intero suo percorso: il suo volontario abbassamento per sollevarci dal nostro orgoglio. E nello stesso tempo emerge la natura del nostro orgoglio: la superbia con cui vogliamo emanciparci da Dio non essendo nient’altro che noi stessi, con cui crediamo di non aver bisogno dell’amore eterno, ma vogliamo dar forma alla nostra vita da soli. In questa ribellione contro la verità, in questo tentativo di essere noi stessi dio, di essere creatori e giudici di noi stessi, precipitiamo e finiamo per autodistruggerci. L’abbassamento di Gesù è il superamento della nostra superbia: con il suo abbassamento ci fa rialzare. Lasciamo che ci rialzi. Spogliamoci della nostra autosufficienza, della nostra errata smania di autonomia e impariamo invece da lui, da colui che si è abbassato, a trovare la nostra vera grandezza, abbassandoci e volgendoci a Dio e ai fratelli calpestati. (J. Ratzinger, Via Crucis al Colosseo, Marzo 2005)

 Dal libro del profeta Isaia (57, 10; 45, 2-3). Ti sei stancata in tante tue vie, ma non hai detto: “È inutile”. Hai trovato come ravvivare la mano; per questo non ti senti esausta. Io marcerò davanti a te; spianerò le asperità del terreno, spezzerò le porte di bronzo, romperò le spranghe di ferro. Ti consegnerò tesori nascosti e le ricchezze ben celate, perché tu sappia che io sono il Signore, Dio di Israele, che ti chiamo per nome.

 Signore Gesù, il peso della croce ti ha fatto cadere per terra. Il peso del nostro peccato, il peso della nostra superbia ti atterra. Ma la tua caduta non è segno di un destino avverso, non è la pura e semplice debolezza di chi è calpestato. Sei voluto venire incontro a noi che, per la nostra superbia, giacciamo per terra. La superbia di pensare che siamo in grado di produrre l’uomo ha fatto sì che gli uomini siano diventati una sorta di merce, che vengano comprati e venduti, che siano come un serbatoio di materiale per i nostri esperimenti, con i quali speriamo di superare da noi stessi la morte, mentre, in verità, non facciamo altro che umiliare sempre più profondamente la dignità dell’uomo. Signore, aiutaci perché siamo caduti. Aiutaci ad abbandonare la nostra superbia distruttiva e, imparando dalla tua umiltà, a essere rialzati di nuovo. (J. Ratzinger, Via Crucis al Colosseo, Marzo 2005)

 

 È terribile dover pensare a un Dio, il Dio dell'universo, il «Deus fortis». che non sa reggersi in piedi e stramazza a terra, con il volto nella polvere, come l'ultimo degli schiavi, simile a un verme, perché così l'hanno ridotto. E la croce, abbattutasi su di lui, ha aggravato il dolore di quella caduta. Ripensando alla mia vita, trovo che vi è qualcosa di simile. Un giorno, forse oggi stesso, non ho saputo reggere, sono crollato. Ero stanco di star curvo sotto la croce della lotta e mi sono buttato a terra, bocconi, nella polvere e nel fango. E se questa, grazie a Dio, non è la mia situazione, devo tuttavia pensare e temere che forse domani mi ci potrei trovare.


postato da: Anto74 alle ore marzo 16, 2006 12:55 | link | commenti (8)
categorie: via crucis
lunedì, 13 marzo 2006

La moltiplicazione dei crocifissi

Nella quasi totalità degli uffici pubblici c’è un crocifisso. Simbolo, per il cristiano, del folle e totale amore che Dio nutre per le sue creature, che muore e risorge in espiazione dei loro peccati. Simbolo, per il consiglio di Stato, “idoneo ad esprimere l’elevato fondamento dei valori civili […] che sono poi i valori che delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato” (Consiglio di Stato, sentenza n. 556/2006). Simbolo, per tanti altri, della violenza che, in passato, è stata perpetrata ai danni dell’umanità in nome di quello stesso uomo morto in croce, che comunica un’implicita adesione a valori che non sono realmente patrimonio comune di tutti i cittadini e presume una omogeneità che in realtà non c’è mai stata e sicuramente non può affermarsi sussistere oggi.

Io credo in quella croce, nel modo più fermo che è possibile ad un uomo debole e piccolo come me. Tuttavia non mi batterei assolutamente perché quel simbolo non venga rimosso dagli uffici pubblici. “Fate pure!”, direi a chi ha talmente in aberrazione quel crocifisso da volerne distogliere lo sguardo. “Per carità! Viene prima di tutto la vostra libertà!”. E sarei sincero come non lo sono mai stato.

Con la stessa sincerità chiederei ai difensori della libertà e della laicità perché hanno per priorità la rimozione di quel pezzo di legno verso il quale in pochi alzano la testa tra gli stessi cristiani.

Fossi un cittadino non cristiano mi farebbe realmente arrabbiare il fatto che mi è impedito di poter usufruire dei servizi per i quali pago regolarmente le tasse il 6 gennaio, il lunedì in albis, il 15 agosto, il primo novembre, l’8 dicembre, il 25 e il 26 dicembre!

Fossi un lavoratore non cristiano mi chiederei perché mai mi deve essere imposta una festività. Perché mai questo Stato clericale deve imporre a me di non lavorare in certi giorni soltanto perché è una festività cristiana?

Togliete pure il crocifisso dagli edifici pubblici e fatelo essendo coerenti con voi stessi. Dal giorno dopo, però, in nome di quella stessa libertà, il crocifisso che porto in tasca, lo esporrò al petto e così spererò facciano i miei fratelli cristiani. Quale cavaliere delle libertà potrà impedire che un crocifisso spunti dal collo di un giudice in un tribunale o che esso sia appuntato sulla giacca dell’impiegato dell’ufficio postale o del professore di italiano? Quale paladino della laicità dello Stato potrà negare a noi cristiani di fare il miracolo della “moltiplicazione dei crocifissi”?


postato da: Anto74 alle ore marzo 13, 2006 13:34 | link | commenti (20)
categorie: bizzocherie