Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.
In questi giorni si parla di PACS, di unioni di fatto, di coppie conviventi che chiedono a gran voce vengano loro riconosciuti diritti simili a quelli delle famiglie fondate sul matrimonio (cito la costituzione, avete presente?).
Tempo fa lessi la proposta di legge Grillini, e la mia attenzione si fermò sull'articolo 2 (definizioni), dove si legge quanto segue.
Ai fini della presente legge si intende per:
1) «patto civile di solidarietà»: l’accordo tra due persone di sesso diverso o dello stesso sesso, volto a regolare i rapporti personali e patrimoniali relativi alla loro vita in comune;
2) «unione di fatto»: la convivenza stabile e continuativa tra due persone, di sesso diverso o dello stesso sesso, che conducono una vita di coppia.
Sono certo di aver letto male e di continuare a non capire a fondo il senso soprattutto del punto 1).
Un patto civile di solidarietà sembra non intendere regolare solamente i rapporti basati su sentimenti, ma anche quelli basati sulla mera opportunità. "Vita in comune" è anche quella di chi condivide con altre persone un appartamento. E i sentimenti? Non contano? Non servono? Non c'entrano?
Mi piacerebbe abitare nella tua casa
Non ti chiederò perché a quest'ora non sei a scuola, ragazzina africana, per non vedere il tuo sorriso triste sul volto abbassato, per non infierire anch'io sulla tua condizione di donna e non allungare la catena infinita delle tue umiliazioni.
Dimmi invece cosa sogni ancora, oltre una casa bianca, grande e spaziosa quando dormi di notte sulla tua stuoia stesa sulla terra battuta?
Quali fantasmi entrano dalle fessure del tetto di paglia e dei mattoni di fango e ti tengono sveglia mentre ascolti il silenzio e guardi il buio?
Cosa pensi di me uomo bianco, venuto a parlarti del Gesù di Betlemme, io che dormo nel palazzo di Erode, tra luci rubate al tuo sole africano, che mi lavo nel bagno con acqua calda e scrosciante e lo shampoo all'ortica, circondato da frigo, cucina a gas, lavatrice, radio, computer e televisore?
Cosa pensa di me uomo bianco la tua famiglia e la gente del tuo villaggio: tuo padre, che ha la "fortuna" di lavorare al cantiere per 33 euro ogni mese, tua madre, che ricava dai campi circa un euro ogni giorno, se tutto va bene, i tuoi fratelli e sorelle che giocano con macchinine di legno e bambole di erba?
Tra noi tutti chi sarà il più felice in questa vita e nell'altra?
A chi parlava Gesù quando dichiarava "beati" i poveri e i semplici?
Ci sarà un posto un giorno per me, ragazzina africana, quando busserò alla porta di quella grande casa bianca preparata per te accanto a quella di Dio?
Cerco di soffocare rimorsi e sensi di colpa arrampicandomi sugli specchi delle mie autogiustificazini mentre tu sei sempre là col tuo sorriso triste che mi ripete: "Mbi ye ti lango na da ti mo!".
(don Adriano Filippi)
Liberamente scopiazzato da un riflessivissimo buffone d'inizio anno.
Mentre mi riprendevo dai bagordi delle feste, mi sono improvvisamente reso conto che c'è gente che di mestiere fa il boia. Del tipo: "che lavoro fai?" "il boia." Questo mi renderà il 2007 più brutto di quello che poteva essere. E sì che ci sta pure un bel 2 come prima cifra, dovremmo vivere in un meraviglioso futuro con auto volanti, pistole laser, insediamenti su marte, innesti di memoria artificiale nel cervello...
Invece abbiamo i boia.