Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.
“Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame” (Mt. 4, 1-2).
Quando si è più esposti alle tentazioni di Satana?
Nel momento di maggiore debolezza. Il diavolo non tenta Gesù nei quaranta giorni di digiuno, ma “dopo” i quaranta giorni di digiuno, nel momento di maggior fame, di maggior debolezza. Quando siamo a terra, quando siamo stanchi, siamo troppo vicini a Cristo perché Satana non debba voler allontanarcene, siamo gli ultimi, siamo i poveri, siamo i deboli che Gesù ama di più, siamo il sale della terra.
Nel momento di maggiore ricchezza spirituale, quando, essendo molto in alto, si è molto più esposti alle cadute. Gesù, tentato dal demonio, aveva da poco vissuto la sua prima epifania col battesimo sulle rive del fiume Giordano per le mani di suo cugino Giovanni (Mt. 3, 13-17). Pietro pronuncia il “Dio te ne scampi” (Mt. 16, 21-23) poco dopo aver parlato per rivelazione né di carne né di sangue, ma per rivelazione di Dio Padre che è nei cieli (Mt. 16, 13-20). Quando voliamo troppo alto, siamo troppo vicini a Cristo perché Satana non debba voler allontanarcene.
Quando invece siamo anonimi, quando viviamo di routine, quando abbiamo troppo poco tempo per pensare alla nostra anima e necessitiamo di troppo tempo per pensare ai nostri bisogni materiali, allora Satana non ha bisogno di adoperare le sue subdole arti per irretirci, perché nella rete ci siamo già, intenti a cercare di soddisfare i nostri bisogni materiali, cercando di trasformare sassi in pane, cercando di conquistare il mondo per metterlo ai nostri piedi.
I miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.
(Is. 55, 8-9)
Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce,
la gloria del Signore brilla sopra di te.
Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra,
nebbia fitta avvolge le nazioni;
ma su di te risplende il Signore,
la sua gloria appare su di te.
Cammineranno i popoli alla tua luce,
i re allo splendore del tuo sorgere.
Alza gli occhi intorno e guarda:
tutti costoro si sono radunati,
vengono a te.
I tuoi figli vengono da lontano,
le tue figlie sono portate in braccio.
A quella vista sarai raggiante,
palpiterà e si dilaterà il tuo cuore,
perché le ricchezze del mare
si riverseranno su di te,
verranno a te i beni dei popoli.
Uno stuolo di cammelli ti invaderà,
dromedari di Madian e di Efa,
tutti verranno da Saba,
portando oro e incenso
e proclamando le glorie del Signore.
(Isaia 60, 1-6)
P.S. L'immagine è: l'adorazione dei Magi di Botticelli
In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che
esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno accolta.
Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Egli non era la luce,
ma doveva render testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l'hanno accolto.
A quanti però l'hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali non da sangue,
né da volere di carne,
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli rende testimonianza
e grida: «Ecco l'uomo di cui io dissi:
Colui che viene dopo di me
mi è passato avanti,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto
e grazia su grazia.
Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio nessuno l'ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato.
In giro per blog in questi giorni si parla del Natale. Ovvio e giusto che sia cosi. In molti blog, soprattutto in quelli dove si esercita il facile gioco dell’anticlericalismo, si ribadisce che Natale è festa pagana, che 1600 anni fa la Chiesa, per fare proseliti tra i pagani, si appropriò in qualche modo della festa del Dio sole del culto mitradico, che Cristo non è nato esattamente 2005 anni fa, ma fra 4 e 6 anni prima, a causa da alcuni errori nel calendario gregoriano ancora oggi utilizzato.
La data reale della nascita di Gesù ci è del tutto sconosciuta, e il fatto che questa si celebri il 25 Dicembre non vuol dire affermare che Egli sia nato in quel giorno. Gesù, molto probabilmente, non è nato il 25 Dicembre. La motivazione per cui si è soliti fissare tale data per il Natale ha precise ragioni storiche.
E’ noto come nella seconda metà del mese di dicembre il sole riprende la sua ascesa dopo il solstizio invernale raggiungendo il perigeo nei cieli boreali; in tale circostanza in tempo pagano si celebrava la festa del Dio Mitra, il grande Dio Sole invitto che costituiva una delle più grandi divinità oggetto di culto presso la cultura romana.
Sotto l’imperatore Costantino, che favorì la stabilità del cristianesimo a Roma e la libertà di azione dei suoi membri, si cominciò ad operare da parte cristiana un accostamento fra il Dio sole invitto e Cristo, considerato sole di Giustizia, con la conseguenza che, se pure non si conosceva la data esatta della Sua nascita essa veniva commemorata nello stesso giorno del Dio sole, appunto il 25 Dicembre. Fino allora, infatti, il Natale veniva celebrato in differenti giorni dell'anno secondo il punto di vista delle diverse chiese locali. (25 Aprile, 24 Giugno, 6 Gennaio).
Che il cristianesimo si sia adeguato a questa data non vuol dire tuttavia che abbia voluto far proprie usanze e costumi propri della paganità, né che avesse voluto includere nel proprio calendario una festa pagana. Il 25 Dicembre non si celebra infatti alcun dio e non si fa riferimento alcuno al paganesimo o ad altre culture, ma si esalta il Verbo Incarnato fino a alla scoperta della data esatta della nascita al secolo di Gesù.
Anteporre Cristo al Dio Sole il 25 Dicembre vuol dire anzi tutto l’opposto: in tal modo, infatti, si attribuiscono al Signore tutte le prerogative che l’antichità soleva dare al Sole e si sostituisce così una festa pagana con una solennità dedicata a Cristo.
Oltretutto occorre anche considerare la profezia di Malachia, che paragona il Messia al Sole che sorge (Malachia 3 , 20). Tanto più che un chiaro riferimento a Malachia si trova nel vangelo di Luca (1, 78; 2, 32) e in Giovanni 8, 12 Gesù chiama se stesso “la luce del mondo ”; ed è pertanto legittimo che si celebri il Dio fatto uomo secondo gli appellativi suddetti di sole e di luce.
Tuttavia, sta a noi non trasformare la legittima Solennità della nascita di Gesù Cristo in una sorta di affermato paganesimo.
Se è vero che non meritiamo il rimprovero di quanti non approvano la data di 25 Dicembre perché considerata pagana, meritiamo comunque la riprovazione, molte volte fondata, di trasformare tale giorno in una mera circostanza di banchetti, consumi, dispendio e sfarzi vari trascurando i valori dello spirito e usando indifferenza e freddezza nei riguardi di chi soffre e di chi il Natale a tavola non potrà festeggiarlo…
In questo caso saremo davvero sempre pagani, anche qualora si scoprisse la data reale della nascita di Cristo, e tale attitudine non potrà che essere aborrita dallo stesso Cristo che celebriamo.
I cristiani a Natale ricordano unicamente la nascita del Salvatore dei mondo , Gesù Cristo. Esultano perché il Figlio di Dio, eterno e invisibile come il Padre, cominciò a essere anche uomo (Giovanni 1, 14; Gal. 4, 4 ; Matteo 1, 22-25). Nel tempo di Natale i veri cristiani vogliono godere in modo particolare dell'annuncio dell'angelo ai pastori: “Vi annuncio una grande gioia, che sarà per tutto il popolo: Oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è il Cristo Signore” (Luca 2, 1 0-1 I); e vogliono gustare in una forma più intensa i racconti biblici della nascita di Cristo, e risentire con gioia l'inno della moltitudine celeste: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama” (Luca 2, 13-14).
Visto così, il Natale è la celebrazione di un evento biblico e salvifico, non il ricordo di una data. La data può non corrispondere all'evento. Ma l'evento è una realtà storica, indimenticabile, degna di essere celebrata con grande gioia e con grande amore.
Che tale evento, ossia la nascita dell'Emmanuele (Dio-con-noi), sia avvenuto a dicembre o a gennaio o a marzo o a maggio o in qualsiasi altro mese e giorno dell'anno deve dirsi di secondaria importanza. L'essenziale è che sia realmente avvenuto.
Così è! Vi fu un giorno nella storia dell'umanità, in cui “un Bambino è nato per noi, ci è stato dato un Figlio (...), che è chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della Pace” (Isaia 9, 5).
Questa è la verità che farà libero chiunque la cerca con cuore sincero (Giovanni 8, 32), questa è la verità in cui credo.
Alla scuola della Bibbia vogliamo ripetere quanto già abbiamo detto: a Natale nessuno dei cristiani pensa lontanamente a “un dio pagano”. Tutta l'attenzione è rivolta alla nascita dell'Emmanuele com'è stata annunciata dai profeti narrata dagli evangelisti, spiegata dagli Apostoli.
C’è di più! A fare bene i conti, Gesù non è nato 2005 anni fa, ma qualche anno prima. Ci sono diversi errori nel calendario gregoriano che noi festeggiamo e 2005 anni fa Erode era già morto, quindi la data di nascita di Gesù è da anticipare di almeno quattro anni.
Il succo del discorso è sempre quello. Quando è nato Gesù con precisione? Non è risposta utile alla nostra fede, ma solo alla curiosità degli storici.
P.S. Parte di questo post è liberamente scopiazzato da: N. Tornese, Il Natale, festa pagana? “Piccola Collana i tdG, Napoli 1996. L’ho leggermente modificato.
Riordinavo i files del mio pc in questi giorni ed ho ritrovato la copia del post sul vecchio blog di Syd: le Cento Domande per i Cattolici di Buona Volontà. Mi son ricordato di essermi ripromesso di cercare di dare risposta a quante più domande possibile di quelle cento ed avevo cominciato a farlo con un primo post in merito alla preghiera dei defunti e al segno di croce. Peccato che Syd abbia cancellato tutto il suo vecchio blog. In ogni caso ho trovato un link in cui le domande sono tutte riportate per filo e per segno.
Con questo nuovo post mi vorrei dedicare alla "venerazione dei santi", della quale "Le cento domande" dice un bel pò di cose:
64. Che i santi son solo quelli che stanno in cielo, i quali sono stati riconosciuti e canonizzati dal Papa, e che i veri credenti in Cristo sulla terra non siano ancora santi? (Leggi 2 Corinzi 1:1; Filippesi 1:1; Colossesi 1:2).
65. Che i santi in cielo possano sentire la voce di coloro che li pregano dalla terra?
66. Che i santi in cielo siano degli avvocati e mediatori tra Dio e gli uomini? (Leggi 1 Timoteo 2:5; 1 Giovanni 2: 1).
67. Che ai santi sia dovuto il culto di « dulia », e che delle feste debbano essere celebrate in loro onore? (Leggi Apocalisse 19:10).
68. Che si possano fare delle statue di santi e della Madonna per ricordarci di loro? (Leggi Isaia 44:9-20; Salmo 115:2-9).
69. Che sia doveroso portare tali statue ed immagini in processione per le pubbliche vie, per farle adorare dal popolo, ed accendere delle candele e sparare fuochi di ar tificio in loro onore? (Leggi Esodo 20:4-5; Isaia 44: 15-19; Geremia 10:3-15).
70. Che il culto di « dulia » e « iperdulia » dato ai santi ed a Maria non sia idolatria espressamente proibita nella Bibbia? (Leggi Esodo 20:4-5; Levitico 26: l; Matteo 4:10).
71. Che le ossa dei morti ed altre reliquie siano investite di virtù miracolose, e che debbano essere esposte alla pubblica venerazione, baciate e portate in processione?
72. Che qualche vero santo, quando era sulla terra abbia mai richiesto al popolo di essere venerato, adorato e pregato, oppure che un santo menzionato nel Nuovo Testamento abbia mai rivolto preghiere ad altri santi fuorché a Gesù Cristo?
73. Che S. Pietro e S. Paolo non abbiano rifiutato espressamente simili onori ed energicamente li abbiano proibiti? (Leggi Atti 10:25-26; 14:11-18).
74. Che qualcuno degli Apostoli, degli Evangelisti e dei primi martiri fosse Cattolico Romano?
75. Che quasi tutti i santi antichi non siano stati dei convertiti dalla religione in cui erano nati, diventando quindi «protestanti» nel vero senso della parola? (Leggi Matteo 4:17-22; Giovanni 3:22; Atti 4:17-19; 9:1-29).
Lungi da me scrivere un "postone" su tutte queste domande. Ci sarà spazio poco alla volta. In questo primo giro mi sono chiesto che cosa voglia effettivamente dire il termine "venerare". Di solito, infatti, conferisco molta importanza alle parole e soprattutto al loro significato etimologico. Questo perché le parole, nel tempo, perdono il loro significato originale, acquistandone di nuovi. Pertanto mi son fatto un giro su un dizionario etimologico on-line ed ho cercato il verbo "venerare" ed ho letto che detto verbo si riferisce all'atteggiamento di chi vuole "fare onore con riverente ed amorosa osservanza". Si aggiunge che "venerare" è meno di "adorare" e più di "riverire". Poi mi sono fatto un giro sul dizionario De Mauro della lingua italiana e vi ho letto che "venerare" vuol dire "fare oggetto di venerazione, ossequiare, onorare", mettendo esempi di venerazione per la Madonna e per le immagini sacre accanto ad esempi di venerazione per i padri, i maestri.
Vista cosi, la parola "venerare" non ha nulla di diabolico o di contrario alle verità espresse nei testi sacri e che, senza problemi di sorta, angeli, morti in santità, Maria, madre di Gesù, possano essere fatti oggetto di venerazione. Chiaro è che la venerazione che si ha dei santi sfocia spesso nell'adorazione, cioé nell'anteposizione dei santi a Cristo stesso. Questo si che è peccato, ed anche grave! La Chiesa insegna che occorre venerare i santi ed adorare Dio solo. In questo non ci si discosta molto da quello che dice Syd.
Al per-corso di cresima che faccio dico a chi mi ascolta di fare attenzione in merito invitandoli a non fare come quella signora che in confessione disse al sacerdote: "Parrucchià, vuje ca' state cchiù vicino a Gesù, dicitencello vuje ca ce dicesse a Santa Rita ca' me facesse 'a grazia...". Tradotto: "Padre, mi rivolgo a voi che siete più vicino a Gesù. Diteglielo voi che dicesse a Santa Rita che mi facesse la grazia". Insomma, a Santa Rita per Gesù... il massimo dell'ignoranza in termini di preghiera al Signore. E' un eccesso cui certo clero ci ha portati, in cui schemi mentali che difficilmente si riescono a superare ci possono far cadere. Nella Chiesa, almeno in buona parte di Chiesa che conosco personalmente, è in atto un grosso sforzo per rimediare a certi errori di fede cosi grossolani. Dico che i santi sono uomini come noi, persone che in modo speciale ed eroico sono santi come noi stessi siamo chiamati a diventare. In sostanza addito i santi come persone da imitare. Forse che è peccato invitare a comportarsi come San Francesco? Che sia diabolico additare ad esempio Madre Teresa di Calcutta per il suo impegno a favore dei più poveri? Che sia anatema invitare a dire si al Signore in ogni circostanza della vita, cosi come fatto da Maria, madre di Gesù? Dico che ci si può rivolgere ai santi per ottenere grazie dal Signore, ma che non è il santo che fa la grazia! Questo è un concetto che la Chiesa ha ben chiaro in mente! Lo stesso Padre Pio affermava in continuazione che non era lui a fare i miracoli, lui pregava soltanto per questo! Anche qui, l'ignoranza è dilagante, favorita (magari pure in buona fede) da certo clero altrettanto ignorante. La Vergine Maria e i santi non sono taumaturghi da invocare all'occasione, ma sono compagni nella preghiera, anime belle che il Signore ama ed ascolta nelle loro preghiere. Esempi di vita da seguire ed ammirare.
Posi una volta una domanda sull'idolatria nella quale spessissimo si scade quando si fanno processioni, preghiere davanti a quadri sacri. La posi ad un sacerdote mio conoscente, molto colto, che ho già citato in un vecchio post. Egli mi portò un esempio che fu chiarificatore in materia. Mi parlò di un Gesù che, come tutti i figli, è innamorato della propria madre e sempre pronto, per quanto possibile, a soddisfarne le richieste. Ora, se io chiedo a Maria di rafforzare le mie preghiere, lei che è più vicina a Cristo, di intercedere presso il suo trono per me, arricchendo la mia preghiera di misero peccatore con la sua purezza e bellezza di madre, di sicuro la mia preghiera non può che guadagnarne in efficacia. Identicamente se invoco l'intercessione di un santo che, con la sua vita santa ed esemplare, ha guadagnato un tesoro nel cielo.
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.
(Sal. 23)
Giorni fa ho pubblicato un post nel quale riportavo un passo di Angeli&Demoni di Dan Brown.
A parte qualche commento sulla cattolicità-non-cattolicità di quel brano, argomento che, sinceramente non mi interessa più di tanto, sono riuscito a spostare l'attenzione sul tema che mi sta più a cuore di quel passo: l'uomo che vuole fare a meno di Dio, che vuole essere riferimento a sé stesso. Da questa volontà dell'uomo di fare da sé, nasce, secondo me, la grandissima parte del male che vediamo affacciandoci al mondo da qualsiasi finestra (telegiornali, internet, la vera e propria finestra della nostra casa...).
Con un mio amico on-line (ilbuffone...guardate tra i miei link... astrolabio) s'è intavolata una discussione sul male nel mondo che forse è meglio diventi "post".
Ad un certo punto, Buffy ha scritto del "male": "Fatto sta che c'è!".
Eccoci qua! Siamo arrivati al nocciolo della questione.
Proprio ieri sera, nel corso di cresima che sto tenendo (ma è per me odioso definirlo "corso"...), s'è parlato di questo argomento.
Il male c'è.
Le cose negative che accadono sono spessissimo imputabili all'uomo, perché nascono da un rifiuto di Dio, dalla volontà dell'uomo di voler essere riferimento a sé stesso, di voler mettere da parte Dio, relegandolo il più delle volte a semplice fattore folkloristico (se non addirittura magico) della propria esistenza. Questo rifiuto ha una conseguenza. Dio ci rispetta profondamente e, soprattutto, rispetta profondamente la nostra libertà, ci lascia liberi di agire, e di questo agire se ne vedono le conseguenze.
La domanda a questo punto non è più: "Perché l'uomo fa il male? Perché Dio permette il male?".
Forse la domanda a questo punto è: "Perché il male nel mondo? Perché questa tendenza al male nell'uomo contro cui combattiamo un'esistenza intera?".
Il libro di Giobbe (citato da Buffy), nella lettura che ne faccio io (spero non sia una lettura blasfema), non vuole dare risposte a questi interrogativi. Piuttosto vuole insegnare (con metodi narrativi e schemi mentali che sono del periodo in cui fu scritto il libro, prima del V secolo a.C.) che, soprattutto nelle difficoltà, dobbiamo confidare nel Signore, avere fiducia in Lui, essere fedeli al suo insegnamento, perché è proprio nel momento delle difficoltà che noi siamo più deboli, più esposti alle tentazioni del "male" e più bisognosi del Suo sostegno e del Suo conforto. Non è nel libro di Giobbe che ho trovato risposte alla domanda sul male.
Feci una volta la domanda ad un sacerdote, molto colto: "Se Dio a creato tutto, ma tutto tutto, allora Dio ha creato pure il male, il quale, innegabilmente, esiste". Flemmaticamente il sacerdote disse: "Si". Mi mancò per un attimo il fiato, già ero pronto ad attaccare, feci gli stessi pensieri che stai facendo tu, Buffy, leggendo queste righe di suspence: "Ma allora Dio è sommo bene e sommo male! Ma allora Dio e Satana sono la stessa cosa! Ma allora... ma allora... ma allora...". Già stavo dando fiato alle trombe e lui: "Ma non del male in quanto tale". Il concetto che esprimeva era esattamente questo: Dio ci crea liberi, rispetta noi e la nostra libertà, ci lascia agire, anche sbagliare, addirittura voltargli le spalle (vedi il mito di Adamo ed Eva, vedi la parabola del Figliol Prodigo). Ora, se l'uomo perde Dio come punto di riferimento, a che cosa tenderà? Quali saranno gli scopi della sua esistenza?
Il denaro? Per il quale vendere i propri figli, uccidere chi si mette sulla nostra strada, vendere morte agli angoli delle strade, sfruttare le prostitute, angariare i lavoratori sottoposti, fare in modo che la commercializzazione di cure per malattie semplici (come il morbillo) o complesse (come l'AIDS) venga rallentata perché é più redditizio vendere a caro prezzo medicinali e far morire migliaia di persone che questi medicinali non li possono comprare?
Il potere? Per ottenere il quale dedicarsi al malaffare politico, alla corruzione, scavalcare i diritti altrui, nei casi più eclatanti, a scatenare guerre in Medio Oriente destabilizzandolo definitivamente?
Il successo? Per ottenere il quale non fermarsi davanti a niente e a nessuno, prostituire i propri sentimenti, la propria vita?
Non tratteggerei un mondo a tinte fosche, però. Il più delle volte gli uomini trovano il loro riferimento nella famiglia, negli affetti, nel lavoro onesto, anche lasciando da parte Dio. E questo è un bene. E così si spiega perché il bene nel mondo è di gran lunga superiore al male, solo che quest’ultimo fa molto più rumore.
Dio, dunque, ci lascia liberi. Egli, però, lascia sempre una porticina aperta, uno spiraglio di luce sulla nostra esistenza perché noi possiamo tornare a Lui (ri-vedi Adamo ed Eva, il Figliol Prodigo).