Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni.
Luca ha quasi tre anni.
Luca, lunedi prossimo, inizierà ad andare alla scuola materna.
Di Luca inizierò a non sapere più tutto ciò che gli capita...
So tutto quel che succede a Luca, in ogni ora del giorno, perché sta sempre con la mamma, con papà e, le rare volte che è affidato ai nonni, non è mai stato con loro per più di due ore.
E' un cordone ombelicale che, giustamente, si stacca. Il suo, quello di Luca, s'è staccato nel dicembre di tre anni fa. Il mio è duro a cedere...
Ho paura degli uomini neri.
Ne ho paura io per il mio cucciolo che paura del mondo non ha.
Ne ho paura perché, avevo sei anni, un uomo nero ha sfiorato la mia innocenza di bambino.
E sono giorni che sto qui http://www.associazioneprometeo.org/ e sto qui http://massimilianofrassi.splinder.com/ a informarmi, a dotarmi di qualche strumento per evitare che anche l'innocenza del mio bambino possa essere solo lontanamente sfiorata.
E prego il Signore che mi dia la serenità giusta per parlare con mio figlio di tutto quel che succede, di diventare per lui il papà con cui si può parlare... di tutto...
Duro mestiere quello del genitore...
Quante cose possono succedere in venti giorni di ferie!
Scoppia la guerra in medio-oriente tra Hezbollah e Israele. So benissimo che non è materia ove discettare tanto sui principi, ma, per principio appunto, credo abbia torto marcio chiunque usi la violenza, chiunque passi alle vie di fatto, che lo faccia in modo proporzionato o sproporzionato, che lo faccia per primo o per secondo, che lo faccia coperto da Iran e Siria da una parte o dagli Stati Uniti dall'altra. Ragion per cui in medio-oriente hanno torto marcio tutti...
Il governo di centro-sinistra si scopre blandamente liberista e fa un decreto che sembra da governo di centro-destra. Uh mamma e quante contraddizioni!
La nazionale italiana di calcio vince il Campionato del Mondo in Germania. E' stato emozionante, bellissimo, entusiasmante, avvincente, coinvolgente. Soprattutto, mentre ho concluso che chi tira il rigore col cucchiaio non vince nulla, ho deciso che chiederò a Beppe Grillo di fare un pò il tifo contro il Napoli l'anno prossimo. Poi vedo in TV ore ed ore di diretta televisiva sul rientro degli "eroi di Berlino". Poi torno a casa e leggo appena entro nel mio comune di residenza uno striscione gigante con su scritto "CAMPIONI DEL MONDO! Siete il nostro orgoglio". Sento parlare di unità nazionale. Sento proclamare "eroi" i 23 atleti su cui tanta m***a è stata buttata nel mese di maggio... Insomma... non è un pò troppo per quello che resta una partita di pallone? Soprattutto, perché già più non vedo gran parte delle bandiere sventolanti dai balconi e dalle finestre che c'erano quando partii per il mare? Perché non decidiamo di lasciarle sui balconi come segno unità nazionale ritrovata con una bella finale mondiale?
Sempre in materia di calcio, vengono emesse le sentenze di primo grado sullo scandalo delle intercettazioni. Al di là di tutto, noto solo che nessuno si vergogna, a cominciare da Moggi. Temo proprio che di calcio pulito, in Italia, non ne vedremo mai...
Oggi è 19 luglio. Credo sia il caso di ricordare gli eroi... di quelli veri... quelli che in via D'Amelio quattordici anni fa persero la propria vita perché combattevano contro il male.
Ciao a tutti! Il bizzoco va in vacanza!
In un post di qualche giorno fa chiedevo preghiere per la pace che cercavo di mettere tra due famiglie.
Questo post è per ringraziare delle vostre preghiere. Il Signore le ha esaudite.
Ieri sera, ore 20, a casa mia c'è stato un caffé della pace che mi ha riempito di gioia ed emozione. Dopo oltre tre anni, una stretta di mano ed un bacio fraterno hanno suggellato lo scoppio della pace tra due coppie di miei familiari!
Quanto è fresca l'acqua faticosamente tirata su dal pozzo della pace scavato dal nostro Salvatore!
Chi passa di qui, preghi per me e per le due famiglie tra le quali sto cercando di mettere pace. Sto cercando di evitare che rapporti di parentela più vecchi di me siano rovinati per orgoglio e per ripicca. Quanta sofferenza per far rimarginare le ferite! Quante parole da spendere per riparare ai danni di poche parole dette nel momento e nei modi sbagliati! Quanti bocconi amari da ingoiare per evitare di rovinare tutto!
Sto diventando testimone sempre meno credibile, Signore.
Iracondo dove e quando non dovrei.
Tentato dal seguire le comode e facili strade del mondo moderno tentatore.
Dovrei smetterla dal fare il predicatore incoerente al corso di cresima.
Dovrei smetterla di fare il cattolico sul web se non sono coerente con quanto scrivo.
Perché bizzoco non lo sono, ma cristiano che predica bene e razzola male non mi piace per nulla.
L’ho visto. O meglio credo di averlo visto. Parlo di Satana. Più probabilmente ho soltanto avuto modo di vedere qualcuno inviato da lui. Niente tutù rossi, nessun trucco color sangue, niente corna, nessun forcone a tre punte, niente fiamme, nessuna risata diabolica. Proverò a raccontare una storia che ho vissuto molto da vicino (nomi di fantasia, quindi) e che mi fa ancora venire qualche brivido.
Marco possiede una casa che aveva ceduto in affitto ad una famiglia apparentemente normale: padre, madre, due figlie molto carine. Vivendo lontano per motivi di lavoro, aveva affidato il compito di ritirare il pigione a suo cognato Bartolo.
Bartolo, single con un matrimonio infelice alle spalle (che non è mai riuscito a farsi annullare dalla Sacra Rota, nonostante ne abbia tutti i motivi), iniziò a frequentare molto da vicino questa famiglia. Diceva di loro che erano persone per bene e Testimoni di Geova e spesso, la sera, passava con loro ore intere, fino a tarda notte. Nulla di strano in tutto ciò, a parte la preoccupazione di sua madre Maria, anziana donna che viveva con lui, preoccupata, da persona di una certa età, delle frequentazioni di suo figlio con dei Testimoni di Geova.
Era il mese di giugno del 1989. Ivana, la figlia di Marco riceveva per la prima volta Gesù nel giorno della sua prima comunione. Bartolo e sua madre percorsero serenamente le due ore di automobile che separano dal luogo di montagna dove ci sarebbe stata la festa. Chissà perché Bartolo, entrato in Chiesa, si accostò all’altare per ricevere egli stesso l’Eucaristia, gesto che non compiva da tempo. La giornata scorse relativamente tranquilla e nessuno, tranne Vincenzo suo fratello, presente egli stesso per quel giorno di festa, si accorse del silenzio nervoso in cui era chiuso Bartolo.
Al ritorno a casa, nell’auto di Bartolo c’era sua madre, come all’andata, e la nipotina festeggiata che, quasi a mò di regalo, aveva ottenuto di passare il mese di luglio con la nonna e con i suoi cuginetti che tanto le erano legati.
Non fu un bel viaggio per loro. Bartolo bestemmiava, minacciava violenza, fermava l’auto e ne scendeva imprecando contro Cristo e la sua croce. La notte successiva Vincenzo, Bartolo e la loro madre la trascorsero assieme. Svegli. Dialoghi e gesti mai raccontati ai loro cari. Ivana non è mai riuscita a raccontare nulla di quelle quattro ore che ci vollero per tornare a casa. Sua nonna un po’ si sbottonò con l’altro figlio Vincenzo che, essendo molto riservato, tiene segrete gran parte delle cose che accaddero quella notte.
Quella notte Vincenzo e sua mamma Maria scoprirono molte cose. Che Bartolo si riteneva posseduto dal maligno. Che la famiglia da lui frequentata era tutt’altro che composta da Testimoni di Geova (Vincenzo dovette rispondere più e più volte alle telefonate delle donne di quella famiglia che volevano mio zio andasse da loro in piena notte ed anche con una certa urgenza).
Fu un’estate molto particolare quella che ne seguì, in cui la famiglia di Bartolo gli si strinse attorno, cercando di aiutarlo in tutti i modi che erano possibili. A Bartolo non fu fatto pesare nulla, né circa il suo passato (le sue frequentazioni, il fatto che per mesi avesse tenuto dentro di sé tutto quello che gli capitava), né che, nel presente, spessissimo, gli capitasse di avere reazioni nervose e momenti di comprensibile depressione.
I suoi nipoti, sebbene poco meno che adolescenti, non ne erano tenuti lontano, anzi, furono invogliati a passare tantissimo tempo con loro zio. Allo stesso tempo veniva chiesto consiglio e aiuto anche fuori della famiglia, rivolgendosi a medici (che stabilirono la buona salute mentale di Bartolo, anche se a rischio depressione… sfido io, con tutto quello che aveva passato nell’ultimo anno!) ed a sacerdoti, ai quali Maria, sua madre, chiedeva con insistenza un esorcismo, credendo il diavolo si fosse impossessato di suo figlio (può darsi, ma non ho elementi per stabilirlo). Tutti i sacerdoti interpellati negarono l’esorcismo, preferendo piuttosto invogliare insistentemente alla preghiera. “Pregate!” era l’incessante consiglio che veniva dato. E la famiglia di Bartolo così fece: pregò come non mai. Ed i miglioramenti furono veloci ed evidenti.
Era ottobre di quello stesso anno. Un frate cappuccino che seguì un po’ più da vicino Bartolo nel suo cammino di ritorno alla normalità, propose di pregare il Rosario tutti insieme, attorno a lui.
Tutta la famiglia, compatta, si trovò nel luogo e all’ora stabilita a casa di Bartolo. La stanza era abbastanza affollata ed aveva una porta che dava sulla strada di periferia, perciò poco trafficata, in cui abitavano. Questa porta era aperta giacché faceva un caldo inusuale per quel mese.
Non appena si intonò un canto alla Vergine Maria per iniziare la preghiera, si udì lo sgommare di un automobile, il rumore fortissimo di motore di grossa cilindrata portata al massimo dei giri. Chi, come me, era spalle alla porta, potè vedere una BMW correre all’impazzata e finire con una ruota fuori strada. Qualche secondo dopo, mentre la preghiera continuava guidata un po’ a fatica dal frate cappuccino, da quell’auto scendeva un uomo di carnagione scura, coi capelli ricci, bestemmiante la Madonna, la Trinità e tutti i Santi. Continuò a farlo, mentre la preghiera proseguì e mentre cresceva la preoccupazione di Vincenzo e di altri due uomini che fecero in modo egli non desse più fastidio del dovuto, giacché, a più riprese, egli cerco di avvicinarsi alla porta tentando di entrare in quel cenacolo di preghiera che era venuto a disturbare.
Meno di un’ora dopo, mentre la preghiera si scioglieva nell’ultimo canto alla Vergine Maria, quell’uomo se ne andò, montando in auto in gran fretta, sgommando così come quando era venuto.
C’ero. Pregai per Bartolo e vidi quell’uomo e la sua auto, udii le sue bestemmie e ancora non mi capacito di come quel BMW riuscì a rimettersi in strada per sgommare via.
Ed è da quella sera che sono convinto di averlo visto. O di aver visto qualcuno inviato da lui. Soprattutto son convinto che quella sera le preghiere di mesi e mesi portarono il loro frutto finale e che il male, che tanto da vicino aveva toccato Bartolo, provò a dare il suo ultimo colpo di coda, tentò la sua ultima azione di disturbo.
Vivo qualche preoccupazione ansiosa in questi giorni. Ci sono cose che potrebbero accadere che sconvolgerebbero un pò la mia vita e la vita di coloro che mi stanno vicino. Ci sono problemi che ancora non mi si son posti davanti, ma che si stanno materializzando. Sono preoccupato per il futuro mio e della mia famiglia.
Da bravo bizzoco che sono, in macchina, ogni mattina, prego un pò il Rosario, finché non arrivo davanti ad una Chiesa dove mi fermo per qualche secondo in silenzio.
La preghiera era distratta dalle preoccupazioni di cui dicevo, la guida altrettanto. Tanto distratta che sono stato costretto ad inchiodare per non tamponare (ci sarebbe mancata solo questa) una Golf vecchio stile (per intenderci quelle dei primi anni '80) che avevo davanti.
Pericolo scampato.
Ma, sul lunotto posteriore della golf che avevo davanti vedo un adesivo, di quelli che mettono le concessionarie quando vedono le auto. Su fondo bianco ti leggo: "Con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni".
Personalmente ritengo che le grandi apparizioni e le grandi illuminazioni siano rare. E' nella semplicità, se non addirittura nella banalità, che le cose ci si rivelano per quelle che sono. Cosi come fu nella mela che cade che Newton intuì la forza di gravità universale. E' nelle piccole cose che il Signore ci fa le sue carezze e ci fa sentire la sua presenza, è nelle banalità incollate ad un'auto vecchia di quasi 30 anni, nel sorriso di tuo figlio, nella riconoscenza che segue una buona azione fatta senza secondi fini.
Insomma. Il miracolo non è (solo) nella grande guarigione, ma anche nell'intuire che lui è vicino, soprattutto quando il cuore non batte serenamente.
Oggi Gesù mi ha fatto una carezza.
Quanti bei ricordi! La mattina del 6 gennaio, puntualmente, alle sei del mattino, lei, la befana, mi faceva trovare il calzino che avevo appeso al caminetto stracolmo di dolciumi (sono sempre stato un bimbo buono…) ed un giocattolo fantastico! E lei, mia sorella maggiore, mi tirava giù dal letto, nonostante il sonno che avevamo, perché c’era poco tempo: bisognava giocare tutta la giornata, perché il dì successivo era già necessario ritornare tra i banchi! Il gioco che ricordo con più piacere è di sicuro la mia polystil! Una splendida, e per i bimbi di oggi, antiquata pista di automobiline da F1!
La Befana vien di notte
con le scarpe tutte rotte
vento e gelo l'accompagna,
viene, viene la Befana.
Vien dai tetti a notte fonda,
pioggia e neve la circonda
soffia pur la tramontana,
viene, viene la Befana.
Porta un sacco pien di doni
da lasciare ai bimbi buoni,
ma ai bambini birichini
solo paglia e sassolini.
Oggi compio trentuno anni. Si raccontano cose leggendarie di quel giorno.
Di domenica sera s'era completata la vendemmia con la torchiatura del mosto. In serata, a lavoro concluso, mia madre avvertì che era il momento del parto. Mio padre s'era appena ripreso dalla bella notizia di aver fatto tredici (prese 700 mila lire dell'epoca... considerato che il suo stipendio era intorno alle 150 mila, potremmo parlare di una cifra intorno ai 6000 euro odierni), chiamò la levatrice e, intorno all'una di notte, in casa, come si usava allora, nacque Antonio.
Fu un periodo fortunato per papà... oltre alla mia nascita e al 13, aveva da poco trovato lavoro in una cartiera della mia città, ottenuto come invalido sul lavoro in seguito ad un bruttissimo infortunio capitatogli due anni prima.
A quei tempi non si sapeva in anticipo il sesso del nascituro e la notizia della nascita del maschio riempì di gioia mio nonno paterno, del quale porto nome e cognome (ne sono la "sepponta" o la "puntella" che dir si voglia) che, nonostante la tarda ora e nonostante la notte di pioggia, fece il giro per le case dei suoi fratelli e sorelle per dare la grande notizia, svegliandoli nel pieno del sonno.
Intanto io avevo fame... tanta fame... non mi calmai che alle cinque del mattino con il mio primo, tiepido, rasserenante biberon di camomilla...
Quella fame me la son portata con me... ed il mio fardello (7 kg di sovrappeso...) lo testimonia...